BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI MA ONESTI E ‘OPERAI’: LA VITTORA DI UN PROGETTO CHE PARTE DA LONTANO

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La vittoria di un progetto tecnico mai casuale,figlio di un modo ben preciso di concepire il calcio: massimo equilibrio, un centro ben definito, ragionata continuità. La vittoria di quelprogetto tecnico che, nella gestione del presidente Maurizio Stirpe, ha una genesi ben definita: parte dal 9 maggio 2004 e arriva al 16 giugno 2018,attraversando mari sempre pericolosi tra gioie immense ma anche lacrime e dolori inenarrabili. E’ il Frosinone, signore e signori. Il Frosinone che è stato sotto i riflettori dell’Italia e del mondo per essersi regalata una nuova casa, aver costruito una struttura manageriale ed operativa importante, essere riuscito a varcare i confini nazionali con programmi ad ampio respiro. Un altro fiore all’occhiello. Il Frosinone che nelle ultime 4 stagioni ha vinto due campionati di serie B lottando, sgomitando, soffrendo, contando la forze rimaste senza mai piangersi addosso. Il Frosinone di quelle persone che hanno lavorato dietro le quinte negli ultimi tempi praticamente giorno e notte, a stretto contatto con lo staff e la squadra: il riferimento non può non andare ai medici, ai fisioterapisti, ai magazzinieri, il team manager. Fantastici. I nomi? Sono istituzioni. Un valore aggiunto, un collante. E’ anche questa la ricchezza del Frosinone che ha disputato in queste 4 stagioni un campionato di serie A a testa alta e col petto in fuori, retrocedendo non per colpe del tutto sue. Che ha perso la serie A lo scorso anno per un gol dopo aver messo insieme 74 punti. E che sabato sera ha saputo scacciare quei fantasmi quando in tanti stavano lì, pronti a far scattare la mannaia. Quel progetto tecnico del presidente Maurizio Stirpe e del vice Vittorio Ficchi, elaborato e sviluppato dal direttore dell’Area tecnica Ernesto Salvini e dal direttore sportivo Marco Giannitti, messo in pratica dal tecnico Moreno Longo e dal suo staff, al culmine di 46 partite di campionato è risultato vincente. A costo di grandi sofferenze, sobbalzi, paure ma vincente. Sul ‘Benito Stirpe’ sabato sera si è posata la mano Divina che ha semplicemente voluto ripagare 11 mesi di lavoro piuttosto che altro. E chi vince ha sempre ragione.

Piaccia o no al mondo del calcio, che ieri sera all’improvviso ha scoperto quanto si debba essere casti e puri per tirare calci ad un pallone, la squadra di Longo – brutta, sporca e cattiva come si sono divertite a definirla le cronache da molte parti – è passata all’incasso con pieno merito. Si vince solo così. Il Frosinone non si definirà maicasto e puro perché non concorre ad un processo di beatificazione. Un controsenso per il calcio. Il Frosinone invece è onesto ed ‘operaio’ oltre il limite dell’immaginabile. Onesto ed operaio da apparire scorretto, come si è voluto ripetere da stanotte? Ai posteri l’ardua sentenza. Sappiamo con dati di fatto che solo così, non perdendo mai di vista i propri connotati, questa squadra, al di là dei nomi che ci sono e che ci saranno, ha potuto recitare un ruolo ben preciso in serie B e potrà continuare a farlo nel prossimo futuro. Il resto sono parole che il vento porta via come fa con la sabbia. Un po’ di fastidio negli occhi, poi passa tutto. Resta nitida la vittoria più bella. Firmata dai gol di Ciano, Maiello e ancora Ciano in 190’ tremendi ma bellissimi: incrocio a sinistra, incrocio a destra e palla in mezzo alla porta. L’essenza del calcio che nemmeno la mano del Brunelleschi sarebbe riuscita a tanto. La vittoria di un progetto tecnico mai casuale.

Giovanni Lanzi

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