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SCIENZA, RICERCA E PREVENZIONE PER NON PIANGERE PIU’ MORTI. IL CENTRO ‘BENITO STIRPE’ E’ GIA’ UN’ECCELLENZA

Difficile scrivere di calcio dopo una tragedia. La morte di Davide Astori ha fatto scendere un velo di dolore sul mondo dello Sport che, sempre più spesso, si trova a piangere morti impossibili. Un modo che si scopre fragile. Drammi che strappano alla vita giovani, volti conosciuti, idoli, campioni, belli e solari, acclamati. Non sarà possibile, ancora una volta, farsene una ragione. Mai e poi mai. Ma bisognerà cercare di ripartire. Senza sparare nel mucchio. Affidandosi con maggiore attenzione e decisione alla Scienza ed alla Ricerca. E implementando i livelli di sicurezza e di prevenzione. Anche se tutto ancora dovrà essere chiarito su questa morte.

A tal riguardo vale la pena di ricordare che in Italia non è tutto da rifare. Anzi. Nel mese di ottobre al Policlinico Gemelli di Roma c’è stato infatti un convegno sul tema della ‘Prevenzione della morte improvvisa dei giovani atleti. Due anni di lavoro del Centro Benito Stirpe’. Intitolato all’ex presidente onorario del Frosinone. Meeting che vide protagonisti il professor Paolo Zeppilli, direttore del Centro di Medicina dello Sport all’interno del quale opera il Centro, il professor Gaetano Thiene, Ordinario di Anatomia umana nell’Università di Padova e il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe. Che disse: «Vivendo nel mondo del calcio, ci siamo resi conto che il problema di queste tipo di patologie è una cosa molto più diffusa rispetto a quello che si vede in superficie. Questa iniziativa di aprire un Centro permette alle eccellenze in materia che altrimenti emigrerebbero, di svolgere la loro attività nel nostro Paese». La struttura, posta all’interno del Policlinico Gemelli, si occupa infatti delle difficoltà diagnostiche che riguardano la prevenzione e cura dei giovani atleti e contrasta la cosiddette ‘morti improvvise’. E negli ultimi 2 anni ha sviluppato ben 150 esami mirati su giovani atleti.

Il professor Zeppilli, uno dei maggiori studiosi italiani della morte improvvisa da sport, a lungo medico della Nazionale italiana di calcio, disse: «L’Italia è sempre stata un Paese all’avanguardia in questo campo, poi, alcuni tragici eventi, come la morte sul campo del calciatore Pier Mario Morosini nel 2012, per una rara forma di cardiomiopatia aritmogena, hanno fatto capire a tutti che c’era ancora molto da fare», aggiunse il luminare. Ora, a distanza di 5 mesi, questa morte che lascia di nuovo sgomenti. Nel giorno del silenzio dai campi di gioco (in serie A rinviata la giornata residua, in B rinviate le tre partite in programma tra oggi e domani che si sommano alle 7 già slittate per neve) una sola voce dovrà svettare su tutte: non dimentichiamo questi ragazzi. E diamo forza alla Scienza, alla Ricerca, alla sicurezza ed alla prevenzione. Affinché scrivere di Sport e di calcio torni ad essere sempre un piacere.

Giovanni Lanzi

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