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CORI DA STADIO PER MATTEO CIOFANI ALL’I.C FERENTINO2: “MALDINI E’ IL MIO IDOLO”

FERENTINO“Siamo una squadra fortissimi” chi non la ricorda? Era la sigla di Radio Deejay speciale mondiali del 2006. Quelli vinti nella notte ‘del cielo azzurro sopra a Berlino”. Ebbene, “la squadra fortissimi” è anche quella che porta il Frosinone, a braccetto con la Questura del capoluogo e il Provveditorato in tour per gli Istituti scolastici per il progetto ‘Il Frosinone sale in cattedra’. Questa mattina, per la quarta tappa, questa “squadra fortissimi” ha visitato il II Istituto Comprensivo di Ferentino. Per il Frosinone presenti il difensore Matteo Ciofani e il professor Gianluca Capogna accompagnati dal responsabile del progetto Experienxe Giuseppe Capozzoli e dall’Ufficio Comunicazione, per la questura la vice questore dottoressa Antonella Chiapparelli, accompagnata dai suoi più stretti collaboratori Stefano Mancini, Emilia Celani e Nicola D’Alessandris. Il professor Malandrucco del Provveditorato ha inviato i saluti.

Appuntamento alle ore 9 ma già da qualche minuto l’Aula magna dell’Istituto era gremita di alunni delle Medie accompagnati dagli insegnanti. In rappresentanza del Plesso Scolastico, il preside professor Salvatore Laino e il vice preside professor Maurizio Sparagna.

La genuinità di Matteo Ciofani, alfiere di questo Frosinone, ha toccato il cuore di tutti. Per semplicità. Esattamente come lo era stato con i suoi predecessori nelle precedenti tappe: Dionisi e Sammarco a Frosinone e il fratello Daniel ancora a Ferentino.

E poi ci sono stati gli interventi sempre molto precisi del professor Capogna e della dottoressa Chiapparelli che hanno tenuto altissima l’attenzione con la proiezione di slides e video rispettivamente sul corretto stile di vita da tenere e sulla sicurezza nello stadio.

«Il mio idolo è Paolo Maldini – ha detto Matteo Ciofani, rispondendo alla domanda di un alunno -. Lui insieme a Roberto Baggio non a caso hanno preferito defilarsi da questo mondo del calcio. E il loro gesto la dice lunga». E poi, da intervistato speciale, Matteo ha ammesso: «Il sogno mio e di mio fratello era di giocare un giorno contro il Milan in campionato. Lo dissi in una intervista che ricordo ancora benissimo, con il Frosinone ancora in serie C. Dovete sapere che nostro papà è milanista al midollo e noi abbiamo preso quella ‘malattia’ da lui. Quando capitò l’occasione portammo mamma e papà al ‘Meazza’: un sogno per noi ma anche per loro. Da quella volta però iniziò a vacillare – ride di gusto Matteo – anche la nostra fede milanista perché quell’anno ci ‘rubarono’ due partite. Ma fu comunque una emozione unica, scherzi a parte…».

Matteo aveva esordito raccontando la sua storia di mini-calciatore per divertimento: «Giocavo con mio fratello dentro casa e poi in giardino. Ho iniziato tardi a frequentare la Scuola Calcio. Poi ho seguito Daniel a Pescara, quindi le nostre strade calcistiche si sono divise per ritrovarsi qui a Frosinone. Il calcio è un lavoro? No, il calcio deve essere una passione che deve accenderti, deve portarti ad amare quello che fai – prosegue Matteo – ma, ragazzi: non dimenticate mai lo studio! E diffidate sempre da chi vi dice che i risultati si possono raggiungere senza sacrifici. Se sono arrivato a giocare in serie A e in B con una grande squadre è perché ci ho sempre creduto e ho messo in campo tanta serietà».

L’intervento del preparatore, il professor Capogna, ha riguardato i due capisaldi soprattutto per le nuove generazioni: alimentazione sana e corretto stile di vita. Il suo intervento infatti inizia con una slide esplosiva: in Italia ci sono 11 milioni di obesi! «L’attività fisica è fondamentale – ha detto il ‘prof’ giallazzurro – come lo è la riduzione progressiva del tempo di sedentarietà di ognuno di noi ma va associata ad una alimentazione che deve portare a nutrirsi bene, evitando eccessi e seguendo attentamente dei criteri che portano ad evitare che inneschino processi viziosi. Quindi adeguata idratazione durante tutta la giornata, pasti nutrienti, diminuzione del livello di zuccheri ed attività fisica che può anche non essere solo quella agonistica. Ma anche una semplice passeggiata durante la giornata».

Alla dottoressa Chiapparelli il gran finale sulle regole della sicurezza. Spiegate ancora una volta con un linguaggio semplice e molto circostanziato, molto più da mamma che Dirigente della Polizia di Stato: «Parto da quello che ha detto Matteo: ha parlato di sé, del calcio, della sua famiglia, del fratello Daniel. Prendiamo allora queste due immagini: la casa e la famiglia. Col progetto-sicurezza abbiamo voluto riprodurre quello che accade all’interno di una famiglia. Il Frosinone è una squadra che gioca per vincere mall’interno del suo spazio, noi siamo a nostra volta una ‘squadra’ che cerca di dare sicurezza. A voi che andate a godere dello spettacolo e a loro, ai calciatori, che giocano all’interno del campo. Lo abbiamo fatto in una casa, la casa del Frosinone Calcio. E come in tutte le famiglie, ognuno si occupa di qualcosa nel suo ambito. La famiglia del Calcio a Frosinone si muove in una direzione chiara: ognuno gioca il proprio ruolo. I calciatori, la Società, i tifosi, la Questura. Che si organizza per fornire la propria passione, servizio e professionalità ai cittadini che vogliono fruire dello spettacolo».

«Perché andate a vedere una partita? Perché andate ad assistere ad uno spettacolo? – prosegue la dottoressa Chiapparelli – Per divertirvi, immagino. E volete essere tranquilli, con la vostra famiglia. La Questura offre questa collaborazione per permettere tutto ciò, grazie alla nostra struttura denominata Gos, il Gruppo Operativo di Sicurezza. Ognuno può soddisfare la propria passione, all’interno del ‘Benito Stirpe’, ognuno può farlo negli spazi che più si gli addicono da tifoso e potrò farlo in piena sicurezza proprio in virtù di questi servizi di Ordine Pubblico che mettiamo a disposizione e che studiamo con attenzione durante la settimana. Ed è chiaro che all’interno dello stadio ci sono delle regole che vanno ottemperate. Chi non le vìola viene prima identificato dagli steward e successivamente viene indicato alle Forze dell’Ordine per gli opportuni provvedimenti. Il principio fondamentale della sicurezza a livello generale è portare a tifare ‘per la propria squadra’ e non ‘contro l’avversario’. Quindi eliminare quelle zone d’ombra che c’erano anni fa negli stadi italiani». Quella stessa cultura che in Inghilterra è diventata un punto fermo dopo anni di vero ‘Oscurantismo’ del tifo. E che l’Italia deve ancora provare a far diventare un ‘must’. Anche certi incontri possono servire alla causa, alla crescita di un nuovo esercito di tifosi. Ed per questo… “Siamo una squadra fortissimi”.

Ufficio Stampa

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