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GLI ARTIGLI E UN CUORE DA LEONE PER L’ATTO FINALE

L’atto finale. Il momento della verità. Palermo contro Frosinone e poi Frosinone contro Palermo, tutto concentrato in 180’ di fuoco, meteo a parte. Giusto o no che sia, ad un mese dal termine della stagione regolare toccherà ad una delle due seguire Empoli e Parma in serie A. Quando in campo non contano più di tanto moduli, numeri, alchimie. Quando in campo giocano invece la loro partita la riserva di benzina nel serbatoio, la riserva di nervi nella testa dei giocatori, la volontà di rispondere presente per scrivere una pagina della propria carriera e della maglia che indossi. I giallazzurri tutto questo lo sanno, lo hanno dato a vedere domenica sera contro il Cittadella nei momenti di difficoltà. Alla doppia sfida ci si arriva con qualche defezione di troppo (D. Ciofani, Brighenti, Ariaudo) e qualcuno che stringerà i denti (Paganini, Maiello, M. Ciofani) ma la squadra di Longo sotto il profilo fisico può stare meglio dei rosanero. Entrambe ci arrivano con cinque diffidati per parte: Crivello, Dionisi, Ciano, Gori e Paganini per il Frosinone; Bellusci, Alesaami, Jajalo, Coronado e Fiordilino per il Palermo. La gestione delle energie psico-fisiche sarà fondamentale anche nella logica degli scontri diretti in campo.

L’APPLAUSO, LA REAZIONE E QUELLE CERTEZZE DA RIPRISTINARE – Il Frosinone merita un applauso preventivo. Come la… marcatura nella fase di non possesso. Anche da parte di chi, leggendo, storcerà la bocca. La motivazione? Perché ha saputo reagire a tante disavventure negli ultimi 12 mesi che ne basterebbero la metà per atterrare un toro. Ha saputo rialzarsi da cadute rovinose procurate anche da quell’eccesso di sicurezza che nel calcio gioca brutti scherzi. La partita contro il Cittadella ha confermato – al netto delle ultime defezioni – che la reazione del ‘Tombolato’ non è stata figlia unica. Nell’arco di 180’ i canarini hanno meritato la finale e ci sta che chi perda recrimini. Non ci sta invece che il calcio continui ad essere avvelenato dai ‘fenomeni da tastiera’ che tra una furbata e un outing la passano liscia e da club che contravvengono alle regole. Anche se cambiano le correnti di pensiero, ciò che non potrà mai cambiare sono articoli e commi del Codice di Giustizia Sportiva. E per questo è quanto mai necessario tornare alle certezze assolute. Altrimenti… “…è l’Italia…”, sarà sempre più la frase ricorrente oltreconfine nei nostri confronti. E l’appeal del calcio italiano dalla A alla Zeta potrebbe subire un altro grave contraccolpo dopo l’uscita dai Mondiali.

AMARCORD, NO GRAZIE – Sul ‘Renzo Barbera’ gli occhi dell’Italia affamata di calcio che poi si sposteranno al ‘Benito Stirpe’. Curiosamente due presidenti che hanno tracciato la storia dei rispettivi club, un calcio d’altri tempi. L’imprenditore palermitano entrò nel CdA rosanero quando l’altro portava il Frosinone in C1. La storia di oggi dice che dall’altra parte della barricata giallazzurra c’è un ex – Roberto Stellone – nato, cresciuto e che ha vinto tanto all’ombra del Campanile. Nel calcio i sentimenti non potranno avere mai una parte da protagonista. E poi gli eventi del calcio portano troppo spesso a dimenticare che nel passato non tutto è stato proprio rose e fiori in questa lunga storia tra il Frosinone e Stellone. Quanto agli incroci, non mancano. Longo fu compagno di squadra di Stellone nella Lucchese di Gigi De Canio e insieme hanno una comune militanza nel Toro anche se in epoche diverse. Stellone mezza di questa squadra di questo Frosinone l’ha fatta sua tra gioie (due promozioni di fila, una storica in A) e dolori (una retrocessione immediata dalla serie A) e contro il Palermo al Comunale lasciò speranza di restare nella massima serie a discapito proprio dei rosanero. Con i quali la sfida incrociata si può dire non sia mai banale. Mercoledi e domenica si chiude un ciclo della vita, come ha sottolineato Longo nel post-partita. L’atto finale. Il momento della verità. Il Frosinone si prepara a scrivere un’altra pagina della sua storia.

Giovanni Lanzi 

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