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IL ‘BENITO STIRPE’ AL CENTRO DI UN CONVEGNO, IL PRESIDENTE STIRPE: “FROSINONE NON E’ LA SILICON VALLEY MA QUESTE COSE ACCADONO ANCHE IN ITALIA”

FROSINONE – Si parla di Stadio dentro lo Stadio, nel ‘campo per destinazione’ per dirla  come il grande ed indimenticato Nando Martellini. Il ‘Benito Stirpe’ esattamente al centro di un Convegno per avvocati (“Lo stato dell’arte sull’impiantistica sportiva in Italia, sfide e nuove opportunità per lo sport e il territorio, in vista anche dei futuri eventi internazionali”) che si è tenuto nel pomeriggio di venerdi presso la hall conference dell’impianto di via Casaleno. L’interessante appuntamento – oltre 100 i partecipanti anche da province limitrofe – che ha visto la presenza, tra i relatori, del presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, è stato organizzato dall’Associazione Avvocati dello Sport. Registi impeccabili l’avvocato Alberto Fantini della Tonucci & Partner, in qualità di coordinatore dell’Associazione stessa e l’avvocato Aldo Ceci, legale del Club giallazzurro e membro del Direttivo della Camera Amministrativa di Cassino-Frosinone-Latina (patrocinante dell’appuntamento) e tra i tessitori della magnifica tela che ha portato alla realizzazione dell’impianto cittadino.

Al tavolo dei relatori il sindaco di Frosinone, avvocato Nicola Ottaviani, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, avvocato Vincenzo Galassi, l’ingegner Luigi Ludovici, dirigente del Coni, il professor Marcello Clarich della Luiss, l’architetto Gino Zavanella e l’ingegner Riccardo Chiti. Trattenuti da impegni il presidente del Coni, Giovanni Malagò (in trasferta a Losanna per una riunione del Cio) e il presidente del Credito Sportivo, Andrea Abodi.

Ad aprire i lavori l’avvocato Fantini che nella fase di realizzazione dello stadio è stato il consulente del Comune. «Un ringraziamento è indirizzato ai partecipanti per un evento che abbiamo potuto promuovere con l’Associazione Aias. Questo appuntamento dà anche la possibilità di promuovere questa Associazione che si propone tra i vari scopi quello di divulgare il diritto dello Sport. Una categoria abbastanza ampia, senza dubbio. E nell’ambito dello stesso vanno ad inserirsi le diverse specializzazioni. Sono orgoglioso di poter partire con questo evento da Frosinone e dallo stadio della Città. Il ringraziamento va indubbiamente alla Società del Frosinone ed al presidente dottor Maurizio Stirpe che ha colto immediatamente con interesse questa iniziativa, ospitandoci nella struttura. La location naturale parlando di impiantistica sportivi. Nel 2016 prendemmo parte ad un convegno nel quale si parò di impianto da realizzare, l’unico che ha visto la luce, non a caso, è il ‘Benito Stirpe’ a Frosinone».

E quindi è la volta dell’avvocato Aldo Ceci, legale del Frosinone ma soprattutto il professionista che ha saputo coniugare le istanze delle tante anime che hanno ruotato attorno alla progettazione e quindi alla realizzazione del ‘Benito Stirpe’. «Grazie a tutti i presenti, un ringraziamento speciale agli illustri ospiti. Oggi intervengo anche in qualità di membro della Camera Amministrativa dei Fori di Cassino, Frosinone e Latina che rappresenta l’Associazione degli avvocati che si occupano di Diritto Amministrativo e che fanno riferimento alla sezione di Latina del Tar del Lazio. Una delle poche realtà a livello locale nella quale le città di Frosinone e Latina collaborano. Un ringraziamento speciale al presidente Maurizio Stirpe che con grande generosità aderisce a queste iniziative che segnano il percorso tracciato all’inizio dell’avventura che ha portato alla realizzazione dello Stadio. Da considerare non soltanto uno spazio fisico di circolazione della palla ma anche uno spazio per la circolazione delle idee. Uno spazio aperto, la vera casa del tifoso, uno spazio nel quale confrontarci tutti insieme. Perché questo convegno qui? Ha una genesi datata, come ha già detto il collega Alberto Fantini: quando partecipammo insieme ad un convegno dal titolo “La via italiana agli stadi di proprietà”. In quella occasione ebbi l’ardire di spiegare che quella via sarebbe passata anche per Frosinone. L’ho potuto dire perché conoscevo la fermissima intenzione sia del presidente che del sindaco Ottaviani. E quella che allora era solo una mera idea progettuale è diventata un’opera. I fatti ci hanno dato ragione. Lancio una provocazione: proporla come ‘best pratitces’, una delle migliori pratiche amministrative da portare ad esempio e che sono andate a compimento. L’attenzione che abbiamo a livello nazionale fa capire che il percorso seguito è stato corretto. Partire dallo stadio ‘Benito Stirpe’ per allargare l’orizzonte all’impiantistica sportiva in Italia si può e si deve».

Dopo l’intervento dell’avvocato Galassi, presidente dell’Ordine degli avvocati, è il presidente Maurizio Stirpe ha catalizzato l’attenzione della sala con una lunga, articolata ma molto ‘digeribile’ relazione sull’impianto. Dagli albori alla realizzazione. Il massimo dirigente giallazzurro inizia con un brevissimo e sentito ringraziamento anche da parte sua: «E’ sempre un motivo di orgoglio ospitare questo tipo di convegni. E poi quando si parla di Sport, una location più degna di questa non esiste, almeno in provincia di Frosinone. E’ anche il momento di analizzare le situazioni. Perché se non si comprende bene quale sia il punto di partenza, non si comprenderà mail il punto di arrivo di certe iniziative. Il mio ringraziamento al sindaco Ottaviani: se non ci fosse stata la sua tenacia diretta e pervicacia nel raggiungere questo tipo di obiettivo, passando sopra a tante difficoltà, probabilmente noi staremmo parlare di uno stadio che si doveva ancora fare. Una gran parte del merito per la realizzazione di questo Stadio va al comportamento di questa Amministrazione comunale».

Il presidente Stirpe entra nel cuore della relazione. Parole e slides a supporto fanno ripercorrere gli step che hanno portato alla nascita dello Stadio.

«Perché uno stadio a Frosinone? Anzi, quale il ragionamento che debbono fare le persone che un bel giorno decidono di cimentarsi nell’avventura sportiva? E ancora: perché un presidente decide di investire dei soldi nel calcio? Le motivazioni sono tante: c’è chi lo fa per lucro, altri lo fanno per filantropia, altri ancora lo fanno perché hanno una visione romantica ed anche realista. Che significa? Se tu vivi in un territorio, speri che ti possa e sappia dare sempre di più, ti lamenti quando ti dà di meno ma non ti interroghi mai su cosa fai per questo territorio. Il nostro impegno nello Sport – ricorda Stirpe – nacque da un’idea di mio padre, all’inizio di questo secolo. Chiamò me ed altri amici e ci disse: noi ci lamentiamo che le cose non funzionano in questo territorio, ma cosa fa il ceto dirigente? Oltre a dare i posti di lavoro, qual è l’impegno che magari ci mette nel sociale? La risposta, ci disse, è solo una se siamo in grado di darcela correttamente: noi facciamo molto meno di quanto riceviamo dal nostro territorio. Da quel giorno scaturirono alcune iniziative: dall’impegno nella società del basket, alle terme di Fiuggi e tra i temi c’era il calcio che viveva una situazione difficile».

L’excursus di Maurizio Stirpe è dettagliato. «In questi anni ho sempre fatto questo ragionamento: vivo in questo territorio, lo amo, mi ha dato tanto e io debbo fare qualcosa non solo affinché io restituisca ma perché questo territorio possa crescere. La storia del Frosinone non ha avuto mai pause. Avevamo un percorso lungo, la Società aveva la necessità di recuperare credibilità e cambiare modo di ragionare. Un lavoro oscuro compiuti nei primi anni, ma è stato il trampolino di lancio. Che ci ha portato ai giorni d’oggi».

Stirpe allarga l’orizzonte della relazione: «Ci siamo interrogati sul tema: cosa serve al calcio? Serve una progettazione. E un passaggio obbligato sono le strutture. Come in Europa hanno fatto Germania e Spagna. Noi invece  ci siamo dimenticati delle infrastrutture a partire dai mondiali del ’90. Quelle realizzate si contano sulle dita di una mano. A partire dallo Juventus Stadium: è stato fatto su una ristrutturazione di un impianto esistente. Lo stadio del Sassuolo, unico stadio di proprietà privata trovò la fortuna di trovare il presidente del Sassuolo, Giorgio Squinzi, al posto giusto nel momento giusto. La stessa cosa è avvenuto al Friuli di Udine, stadio esistente, ammodernato. Il quarto esempio è il nostro. Questa è la premessa importante. Al calcio, quindi, servono le infrastrutture per tutto quello che afferisce al calcio stesso. Vedete il San Paolo? Non è affatto accogliente, ad esempio. E il primo gap che ci separa dagli altri Paesi sono gli impianti».

Non solo stadi ma anche giovani leve per il calcio: «Il secondo aspetto riguarda i settori giovanili. Quando abbiamo dimenticato i nostri giovani e non solo nel calcio, quando abbiamo capito che era meglio prenderli all’estero, viene da sé che non è stato fatto nulla per i settori giovanili e questo a lungo termine porta a carenze che sono difficili da colmare».

«Il terzo aspetto – prosegue Stirpe che parla a braccio come sempre – è la fidelizzazione. Qualcuno dei miei colleghi presidenti ha considerato i tifosi dei clienti. Non considerando che se un bel giorno i tifosi si stufano di venire allo stadio o di comprare abbonamenti alle pay-tv questo movimento cade. Io ho sempre detto e ribadisco che i tifosi sono i proprietari e che i dirigenti e i presidenti sono amministratori pro-tempore. Se non abbiamo capito questo, siamo lontani da certe soluzioni. I valori etici debbono tornare a prevalere su quelli economici. E noi a Frosinone stiamo provando a dare qualcosa ai tifosi. E se mi chiedete a che percentuale è il grado di realizzazione del progetto, noi non stiamo neppure al 40%. Ma in Italia ci sono realtà che sfiorano il 10%. E sono le persone più arroganti e presuntuose».

Il presidente fa una ulteriore sintesi: «Noi abbiamo provato a chiederci cosa serve al calcio: infrastrutture, settore giovanile, fidelizzazione. Per quanto riguarda le infrastrutture abbiamo questo stadio ma piace ricordare anche il Centro Sportivo di Ferentino, che ancora non abbiamo terminato e che spero di ultimare prima della fine del 2119 o i primi mesi di 2020».

Il massimo dirigente giallazzurro spiega poi i passaggi che hanno condotto alla realizzazione del ‘Benito Stirpe’ nel giro di meno di due anni. «Non è la Silicon Valley, queste cose accadono anche in Italia». E lancia una provocazione: «Nella migliore delle ipotesi stadi in Italia non se ne faranno perché l’impianto è visto come punto di arrivo nel quale dentro c’è anche lo Sport e il calcio, nella peggiore assisteremo a fenomeni di corruzione talmente diffusi e sfacciati che è meglio non farlo lo stadio. Riepilogando: se lo stadio è lo strumento per fare lo Sport allora questo è il motivo per il quale in Italia siamo in ritardo. A Frosinone abbiamo pensato che lo Stadio può aiutare il movimento e la crescita dello Sport. Qui a Frosinone gli unici che hanno guadagnato qualcosa sono stati i cittadini. Significa che questo tipo di esperienze si possono fare anche in Italia, non necessariamente si deve andare in Inghilterra».

«Questa infrastruttura – rileva ancora Stirpe – deve vivere al di fuori del calcio, deve essere a disposizione della gente. Da qui la separazione tra calcio e stadio che abbiamo voluto alla fine di questo iter. Sono due cose diverse, hanno finalità diverse. Ci deve essere la disponibilità ad impegnare l’impianto anche per finalità non legate allo sport ed al calcio. Abbiamo voluto seguire questo modello perché l’obiettivo è far vivere la struttura sette giorni su sette».

Il presidente ha quindi chiuso con un passaggio legato ai progetti futuri: dal Frosinone Village al RistoPub, dalla decorazione dei muri da Curva a Curva (curata dall’Accademia delle Belle Arti) fino al completamento del Centro Sportivo di Ferentino. C’è anche un nodo, quella della famosa (o famigerata) strada di collegamento da realizzare e che blocca il Frosinone Village. «Quando avremo fatto questo e completato il Centro Sportivo di Ferentino potremo dire che la città di Frosinone avrà una struttura che avrà poco da invidiare a quella di tante squadre di calcio in Italia. Dando la dimostrazione che l’essere ceto dirigente significa vivere e dare. Si ha, è vero. Ma si ha di più quando si dà di più».

Il pomeriggio è quindi proseguito con l’intervento molto articolato del sindaco avvocato Nicola Ottaviani che, ringraziando il presidente e la famiglia Stirpe per l’impegno che ha profuso nella realizzazione dello Stadio, si è soffermato sulla diatriba a colpi di cavilli giuridici con la Regione Lazio in merito alla strada di collegamento.

Quindi per il Coni l’intervento dell’ingegner Ludovici, Dirigente Generale di CONI Servizi, che ha parlato del progetto innovativo, del censimento degli impianti sportivi. Nella seconda parte del convegno le parole del professor Clarich, ordinario di Diritto Amministrativo a La Sapienza, sulle criticità della Legge sugli Stadi. Quindi l’architetto Zavanella, papà dello Juventus Stadium, ha illustrato il nuovo stadio di Bologna e parlato del rapporto tra Stadi e territorio. Moderatore dell’evento è stato il professor Gambino, Direttore della rivista Diritto dello Sport del CONI.

Giovanni Lanzi

 

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