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IL CARRO DEI VINCITORI, TANTA ‘GARRA’, CERTEZZE E LE 8 FINALI DAVANTI. A COMINCIARE DALLA VIOLA

Il paradosso del calcio in una immagine: il ‘Carro dei vincitori’ torna a circolare per Frosinone e pure ad affollarsi. La squadra di Moreno Longo a tutti gli effetti ha vinto appena 1 partita su 11 ma ha dato senza dubbio segnali confortanti. E che succede? Solo posti in piedi e e ‘osanna’ in Cielo per allenatore e giocatori che fino a 3 settimane fa erano stati definiti più o meno elegantemente alla stregua di una banda del buco. E’ appunto il paradosso del calcio, a Frosinone probabilmente più amplificato perché il pallone che rotola è un punto di riferimento quasi sacrale e attorno a quel pallone si trovano tutti d’accordo: se arrivano i risultati da parte di quegli 11 in maglia giallazzurra battiamo le mani, se non arrivano battiamo i pugni e cerchiamo subito il capro espiatorio.

La partita di Parma è ormai nel cassetto con un pizzico di normale rammarico (anche per come non si muove fortunatamente la pattuglia davanti), quella con la Fiorentina è praticamente sull’uscio di casa. Va dato atto al tecnico giallazzurro che ha saputo svoltare dal punto di non ritorno, quando tutto sembrava buio. Il Frosinone è una squadra. Ma soprattutto va dato atto a Longo di aver saputo miscelare opportunamente gli ingredienti a disposizione. Di aver saputo aspettare a lanciare un prospetto interessante come Vloet (gli manca solo il gol per consacrare scampoli di partita eccellenti che non potranno non allungarsi nel minutaggio, ndr) che non è scartare nemmeno come ipotesi ‘falso nueve’ alla bisogna, di aver sfruttato al momento giusto la molla di giocatori come Beghetto e Cassata, di aver dato fiducia e continuità a Campbell che sta trovando col Frosinone spazi e minuti che altrove non aveva. Di essere andato sul velluto con Maiello, principe del centrocampo adesso anche in  A. In attesa che tutte le novità estive dell’organico tornino ad essere parte protagonista, l’ottima risposta c’è stata dallo zoccolo duro della squadra. Sei undicesimi della formazione titolare al Tardini, al 95’ erano addirittura sette. A Ferrara 6 di partenza, 4 di arrivo. In casa con l’Empoli 5 di partenza e 4 di arrivo. Nella sfortunata trasferta di Torino furono 4 di partenza e 3 di arrivo. Interessante anche il fatto che la squadra risponda ai comandi sotto il profilo tattico: ad esempio quella ricerca continua della chiusura a rete dei ‘quinti’ (Zampano e Beghetto ad un passo dal gol a Parma ma anche lo stesso Zampano col Genoa in casa le occasioni più eclatanti) sta creando soluzioni e pericoli. Come gli strappi di ‘stachanov’-Chibsah, che aprono varchi e liberano zone di campo per i compagni. Come anche Ciano e Campbell appena dietro Ciofani. Ciano, finalmente con il corpo e il viso rivolto alla porta avversaria, è un giocatore che vale il prezzo del biglietto in serie A. Campbell che sale di condizione deve andare oltre i grandi colpi che sono nel suo bagaglio personale. E comunque anche la maggiore attenzione alla fase di non possesso a livello generale (la costanza alla marcatura preventiva denota anche buona condizione atletica) ed a quella difensiva in particolare. Tutti dettagli di una crescita che il Frosinone ha mostrato in maniera sostanziale dalla 7.a giornata in poi. E che però vanno alimentati. Perché non va mai dimenticato che il ‘piatto piange’ ancora.

Alimentato  significa a partire da questa sfida con la Fiorentina, una delle ‘sette sorelle’ del calcio italiano nell’epoca d’oro. Una partita che può determinare un altro passo in avanti del Frosinone che davanti a sé ha 8 partite per aprire la porta su un nuovo campionato. A fare la differenza dovranno essere ‘garra’ e precisione che i giallazzurri hanno mostrato in dosi diverse tra Genoa, Torino, Empoli, Spal e Parma anche se con alterne fortune. Il limite di 17-18 punti al termine del girone di andata è un bel traguardo, senza badare troppo a quanto accade qualche gradino più sopra. E a patto che nessuno più si guardi alle spalle. Quello che è stato, è stato. Ah, e un occhio sempre attento al Carro dei vincitori…

Giovanni Lanzi

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