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IL POST-PARTITA DEL PRESIDENTE STIRPE STRAVINCE SUI 90′ DI FROSINONE-CHIEVO

Ha messo il sigillo sulla stagione, visto che lo spettacolo sul campo aveva prodotto solo sbadigli. Una benedizione ‘urbi et orbi’ quella del presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, al termine di un Frosinone-Chievo che passerà agli annali come la partita più inutile e scialba degli ultimi 10 anni di serie A. Colpa della formula che non cambia e rende inguardabili certe partite? Forse. Probabilmente qualcosa si dovrà cambiare nel prossimo futuro per rendere maggiormente appetibile quello che era il campionato più bello del mondo. Niente bolle in pentola ai piani alti del calcio italiano ma l’obiettivo dovrà essere quello di evitare partite senza significato o squadre senza obiettivi fino all’ultimo secondo. Frosinone e Chievo sono riusciti nell’impresa di non provarci nemmeno a vincerla questa partita inutile. Anzi, nemmeno a fare gol per divertire il pubblico che già si era sforzato per essere presente. Quel pubblico che ha continuato ad applaudire il Frosinone, in continuazione con la stagione della prima retrocessione. Anche se, obiettivamente, gli osanna della prima retrocessione non ci sono stati. Ed anche questo è un aspetto significativo. L’unica occasione della gara, arrivata da un giocatore subentrato, Daniel Ciofani, la dice lunga sulla voglia dei 22 in campo più i subentrati. Frosinone e Chievo hanno sicuramente poco da recriminare sulle rispettive retrocessioni. Ci hanno messo tanto del loro. Come ribadito più volte dal presidente Stirpe per il fronte ciociaro.

IL SORRISO DELLE IDEE CHIARE – Col il sorriso sul volto. Sereno. Maurizio Stirpe infatti ha detto e ‘benedetto’. Ha parlato direttamente ma anche ‘a suocera affinche’ nuora intenda’. Nel primo caso ha ufficializzato pieni poteri al responsabile dell’area Tecnica, Ernesto Salvini. Ha ufficializzato il ruolo di Alessandro Frara che sarà il suo diretto collaboratore, secondo un percorso di crescita graduale che fa parte del dna di questa Società. Ha ribadito la stima al consulente di mercato Stefano Capozucca. E lo ha fatto con parole che non lasciano niente al caso e che preludono ad un proseguimento del rapporto che nasce da basi solide, impiantate negli anni. Un messaggio chiaro. Nel secondo caso ha parlato del passato, dell’avvio di stagione, degli errori commessi, degli eccessi di sicurezza che lui chiama più semplicemente presunzione. Su Baroni il presidente non si è sbilanciato. Fatte le sue valutazioni, ci sarà un confronto finale e probabilmente decisivo con il responsabile dell’area Tecnica, Ernesto Salvini, che ha definito ‘padrone del vapore’. Anche questo un attestato di stima nei confronti di un diretto collaboratore che ha condiviso con lui 12 stagioni e trequarti delle gioie e dolori dei 16 campionati da presidente. Stirpe ha anche detto che i campionati “non si vincono con le figurine dei calciatori…” e che “rimarra’ solo chi ha voglia di competere per obiettivi importanti…”. A Frosinone tutti vogliono rimanere ma anche qui il massimo dirigente è stato chiaro: ripartire tutti insieme, appassionatamente, non porterebbe da nessuna parte.

IL FINALE DI SERIE A, TRA LE LACRIME – Lacrime sui prati della serie A. In continuazione con le due giornate precedenti con il pianto di addio di Abete del Milan, di Barzagli e di Allegri alla Juve e via discorrendo. Fa festa-Champions l’Inter che piange di gioia dopo essersi barricata per 15’ nella propria metà campo contro un’Empoli davvero stoica, retrocessa a testa alta. Sempre tra le lacrime, perché retrocedere dopo aver giocato con la spada in mano per 98’ fa male dentro. A proposito zero a zero, quello del ‘Franchi’ tra Fiorentina e Genoa conferma – semmai ve ne fosse bisogno – che serve un riordino del calendario con una post-season in grado di annullare gli effetti del sonnifero sui finali di stagione. Si salvano viola e grifoni – e pure qua pianti a dirotto – senza mai tirare in porta, con l’orecchio sui fatti di San Siro. E il cuore in subbuglio. Fa festa-Champions-storica l’Atalanta – col comune denominatore del pianto liberatorio – in quel di Reggio Emilia dove in genere è di stanza il Sassuolo ma dove per questa volta giocavano in casa gli orobici. L’unico segnale di esistenza in vita di una partita finita 3-1 per la Gasp-band è stato la rissa da saloon tra il primo e secondo tempo, con Berardi che si chiama fuori per tempo. Non ce la fa il Milan che vince a Ferrara ma si deve accontentare dell’Europa di servizio e il primo effetto sono le dimissioni di Gattuso, seguite a ruota da quelle di Leonardo che prende il Tgv e rientra al Psg. Serata di lacrime e sudore mista a pioggia torrenziale all’Olimpico di Roma dove l’addio di De Rossi è struggente e quello di Ranieri pure. Lacrime  al Grande Torino per un altro addio nel 3-1 alla Lazio appagata dall’Europa League attraverso la Coppa Italia, quello di Moretti, al calcio giocato.

PALLONI DIVERSI – La storia dei palloni in campo a Frosinone-Palermo ha fatto il giro del mondo in 11 mesi almeno 10 volte. Giudizi, ricorsi, controgiudizi, ancora ricorsi eccetera per dire che la partita fu regolare. Partita regolarissima anche a San Siro dove nel finale si è visto un pallone rotolare in campo ma non era… quello titolare. Nessuno – tranne il tecnico dell’Empoli, Andreazzoli che ha esternato la sua indignazione – ha gridato allo scippo, al complotto, alla irregolarità. Due pesi e due misure per… palloni sicuramente diversi.

SERIE B –  E’ il campionato che rivedrà il Frosinone tra poco meno di tre mesi. Un campionato in piena incertezza. Palermo retrocesso? Non si disputano i playout? Non è detto per entrambi i casi. Giovedi l’appello del Palermo potrebbe modificare anche la composizione del playout ad oggi fissato con Foggia e Salernitana. Nessuno però gridi allo scandalo, perché sono queste norme in vigore che prevedono. Anzi, regolamento alla mano, si può giocare fino al 30 giugno. Ricacciate dentro le lacrime. E buona estate nel pallone.

Giovanni Lanzi

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