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IL PRESIDENTE STIRPE: “LA NOSTRA COERENZA MERITA RISPETTO, NO AL TRITACARNE MEDIATICO”

FROSINONE – Cento minuti di conferenza stampa, tondi. La metà esatta per una lezione particolareggiata di organizzazione e marketing aziendale applicati al calcio preceduta da un excursus sui fatti extracalcistici dal 16 giugno ad oggi, per una difesa ponderata del lavoro svolto dall’Area tecnica e del tecnico. Tutto con precisi riferimenti a cose, persone ed accadimenti. L’altra metà della conferenza se ne va tra domande e risposte dei cronisti in una sala conferenze che fa il pieno di presenze in ossequioso e religioso silenzio. E’ il giorno del presidente Maurizio Stirpe.

CASO PALERMO & DINTORNI – “Quando avevo fissato la data di questa conferenza stampa pensavo che ci fosse stato un aggiornamento della vicenda mensile relativa al Palermo. Non ho ritenuto opportuno spostare la data della conferenza stampa, quindi eccoci qui. Ma al di là della questione relativa a quella partita sul tavolo ci saranno altri argomenti da affrontare. La mia opinione, però, in riferimento a quella partita è quella che voi già conoscete: abbiamo vinto sul campo, con merito. E se il Palermo non ha vinto vuol dire che è stato inferiore a noi. Su alcune vicende che sono in ogni caso vicende negative che riguardano, nella fattispecie, il comportamento dei tifosi e di un nostro tesserato posso aggiungere che quest’ultimo, contrariamente a quello che leggo sui giornali, è oggetto di una richiesta di emissione di sanzione da parte della Federazione. Noi non abbiamo avallato nessun tipo di comportamento. Chi compie gesti di quel genere non merita di proseguire il rapporto con questa Società. Il cui comportamento è stato sempre netto ed inequivocabile oltre ad essere coerente. Aspettiamo quindi che la Federazione ci dia riscontro alla richiesta di giudizio contro questo tesserato. Che si è reso responsabile di comportamenti contro l’etica di questa Club. Per quanto riguarda i tifosi, il loro è un comportamento che non può non essere stigmatizzato in modo negativo: anche se quei comportamenti non sono stati rilevanti ai fini del risultato non fanno parte del bagaglio di questa Società. Lo ribadisco ancora oggi”.

I MEDIA LOCALI E I DANNI CREATI DA CERTI GIUDICI – Stirpe si rivolge alla stampa. E stigmatizza certo tipo di sentenze che stanno mettendo in discussione la regolarità di una partita, aspetto sostenuto da ben 5 organi giudicanti prima del passaggio al Coni. “Detto questo, un conto sono i comportamenti ingenui e velleitari, un conto è la strumentalizzazione che si sta facendo da parte soprattutto di alcuni organi di stampa e televisione. Ho visto un po’ di ‘tiepidume’ da parte vostra nel prendere posizione e come sempre accade, mentre gli altri fanno i fatti noi come sempre facciamo le chiacchiere. Siamo buonisti quando invece in certe situazioni bisognerebbe mettersi sul livello degli altri. Tutto questo non l’ho visto. Mi dispiace di questo aspetto. Ciò non toglie che non può diventare alibi per nessuno, né tantomeno per chi è chiamato ad assumere una decisione. Se la decisione tarda ad arrivare è perché immagino il travaglio notevole. Perché sono stati compiuti degli errori clamorosi da parte dei Giudici del Coni, errori che noi andremo e perseguire al Tar ed al Consiglio di Stato. La strategia del Frosinone è chiara: c’è stata una sentenza del Giudice Sportivo che è stata poi aggravata dalla Corte Sportiva di Appello e già quella era punitiva. Noi potevamo giocare le due gare in casa, in Coppa e in campionato, e non lo abbiamo fatto, per rispetto di chi aveva emesso una sentenza maggiormente punitiva ma proprio perché abbiamo massimo rispetto. Al Coni qualcuno ha inventato delle cose, inventato costruzioni di diritto che non sono né in cielo e né un terra. Alla Corte di Appello abbiamo ribadito le nostre considerazioni. Qualunque sia il giudizio, i danni li hanno già fatti  nei nostri confronti. Chi ha lavorato per colpire la Società scientificamente in questi mesi, il risultato lo ha già ottenuto. In questi 4 mesi ha ingenerato un clima di incertezza a tutti i livelli: nella Società, tra i tifosi, nell’ambiente, soffocando l’entusiasmo. Difficilmente si potrà arrivare ad un risultato più penalizzante di quello che abbiamo scontato. Qualora dovesse arrivare, invece trarremo le conclusioni ma sempre nel rispetto delle Istituzioni e con la dignità che ci distingue”.

DAL 16 GIUGNO AD OGGI, SEMPRE COERENTI – “Passando ad esaminare il momento attuale della Società dobbiamo ripartire dal 16 giugno. Sennò si danno all’esterno delle rappresentazioni che a volte possono essere non esatte con la dinamica di svolgimento dei fatti. Noi dal 16 al 26 giugno ci siamo dovuti preoccupare di capire se il risultato potesse essere omologato o meno. Questo per fare capire che quando si programma un’attività, in emergenza come noi siamo stati chiamati ad operare, è evidente che rispetto alle altre Società per quella motivazione sopra citata si parte con uno svantaggio. Quindi, altri 15 giorni per sapere se il risultato andava omologato. Mettetevi nei nostri panni, nei panni di chi deve prendere delle decisioni: bisognava attendere certi sviluppi per tracciare gli impegni finanziari, che se fossi rimasto nella categoria inferiore non saresti stato in grado di poter rispettare. Dopo il 26 giugno abbiamo iniziato a tracciare il rafforzamento della Società, quella che la diligenza del buon padre di famiglia impone. Società che aveva bisogno di una struttura organizzativa adeguata. Prima di pensare ai giocatori, andavano rimodulati i presupposti e questo lavoro è durato una decina di giorni. Abbiamo selezionato e inserito alcuni giovani che spero possano crescere e restare con noi, lo abbiamo fatto tenendo conto di quello che bisognava fare nello Stadio e nel centro Sportivo. Tutto questo ci porta direttamente all’8 luglio, con l’inizio della stagione per noi. Iniziata senza 3 dei principali artefici dei successi di questi anni: Paganini, Gori oltre a Daniel Ciofani perché Dionisi si è infortunato dopo”.

MODUS OPERANDI DEL CLUB – Il massimo dirigente spiega ancora una volta la strategia del Club. Il calcio è per professionisti, il posto a tempo indeterminato in una stessa squadra è mera utopia. “A proposito di calciatori, la politica della Società stata coerente rispetto a quella degli ultimi anni. Ci accusate di aver cambiato giocatori, che a tutti gli effetti per l’80% venivano impiegati saltuariamente in B”.

“Per politica consolidata della Società – prosegue – voglio ricordare che non rinnoviamo contratti, a meno che non ci siano fuoriclasse, a giocatori attorno ai 30 anni. In questo caso noi chiamiamo i procuratori, i ragazzi e li avvertiamo: se c’è una soluzione giusta noi li agevoliamo. E’ avvenuto per Terranova e Matteo Ciofani, ad esempio. Hanno ricevuto un’offerta e il Frosinone non si è messo di traverso. Il Frosinone ha rispetto dei suoi tesserati. Stesso ragionamento seguito per Soddimo e Sammarco che però non hanno ricevuto offerte e sono rimasti qui. Per gli altri che hanno avuto il rinnovo in caso di promozione, il loro caso di prolungamento in A era da non prendere in considerazione. Quindi, siccome il tempo era ristretto, partiamo dallo scenario: giocatori infortunati, giocatori in scadenza che dovevano cambiare maglia, giocatori da acquistare per potenziare la rosa in modo strutturale. Abbiamo iniziato a lavorare attorno al 10 luglio, il primo obiettivo di dare al tecnico dei calciatori per far disputare la prima parte del ritiro lo abbiamo ottemperato”.

NO AL TRITACARNE PER L’AREA TECNICA – Stirpe alza una barriera sul lavoro dei suoi collaboratori. E lo fa con motivazioni che non lasciano spazio a divagazioni di alcun tipo. “Ci siamo avvalsi della collaborazione di Capozucca che tutti adesso indicano con Giannitti come artefici dell’insuccesso. Giannitti qui in 5 anni ha vinto 3 campionati: due dalla B alla A e uno dalla C alla B. Non penso che a Frosinone ci sia un direttore che possa vantare un palmares di questo tipo. Ci dovremmo ricordare sempre di queste cose. E’ facile andare  mangiare (sic!) e bere quando le cose vanno bene. Ma poi quando si perde bisogna ricordarsi sempre, avere la stessa onestà intellettuale e ragionale sul fatto che le stesse persone che hanno vinto sono quelle che hanno perso. Non si possono mettere nel tritacarne delle persone e delle professionalità quando si perde. Questo è un gioco che può valere per altri ma non può valere per me e per i miei collaboratori che lavorano gomito a gomito con me dalla mattina alla sera. Quindi tornando al discorso, proprio perché ci trovavamo nella necessità di colpare il gap ho chiesto a Capozucca di venire da noi. E il suo lavoro lo ha svolto anche in modo egregio. Bisogna sapere anche che non tutti i calciatori accettano facilmente il trasferimento da noi: perché Frosinone non è una piazza così ‘sexy’ per un giocatore che gioca stabilmente in A, perché siamo gli ultimi arrivati e perché dobbiamo costruirci, dobbiamo crearci una credibilità. Abbiamo avuto dei no per motivi di piazza. E non per motivi economici. Quindi dietro il lavoro che fanno le persone ci sono aspetti che vanno considerati”.

SE NON GRADITO L’IMPEGNO, LA ROTTA VA RIPENSATA – Il presidente tiene ad evidenziare il percorso del Frosinone, un cammino che lui ha sempre affermato non dovrà subire condizionamenti. Ma ribadisce che non intende rimanere se dovesse alzarsi con più forza quel fastidioso e pericoloso polverone che circola al momento nella Rete e su taluni organi di informazione. “Molti aspetti non sono stati tenuti in considerazione. Noi non ci ricordiamo mai da dove siamo partiti e se tutto si riduce a vincere una partita non guardiamo più oltre, non pensiamo alle cose che abbiamo realizzato e quello che vorremmo ancora realizzare. Per un investitore o un imprenditore che deve decidere di impiegare le proprie risorse in una questione del genere, se questo è il prezzo che deve pagare, ci ripensa. In sedici anni ho sempre pensato per il Frosinone ma se le condizioni ambientali dovessero cambiare e mi risultasse difficile proseguire, sarei il primo a ripensare la rotta di questo percorso. E lo faccio in 24 ore. Non ho bisogno di pensarci. Se siamo disponibili a portare avanti il lavoro, ci metto l’anima. Ma se uno non è gradito, sarei il primo ad andare via”.

IL MERCATO SOTTOVALUTATO – “Arriviamo – prosegue Stirpe, che nel suo ragionamento lancia qualche stoccata al pressapochismo più o meno latente – nel mio percorso alla ultima settimana di mercato con la perdita di Dionisi per infortunio. E quando è avvenuto questo avevamo due giocatori che non erano nella lista per cui un attaccante lo potevamo rimpiazzare solamente o mettendo anche Soddimo fuori lista oppure prendendo giocatori under. Abbiamo preso quelli che come disponibilità ci potevano garantire un ristoro importante per le caratteristiche di Federico. A volte sento affermazioni che hanno dell’incredibile su quella fase finale del mercato. Secondo quelle dichiarazioni noi abbiamo preso 3 giocatori insieme negli ultimi giorni di mercato, che saremmo stati degli scemi a farle. Ma nessuno dice che una di queste operazioni, quella di Cassata, siamo stati bravi a coglierla e le altre due perché indotti dall’infortunio di Dionisi. Per il resto la campagna acquisti è stata coerente con quello che avevo detto in sede di presentazione. Detto questo è evidente che un percorso che una neopromossa compie in tre mesi noi lo abbiamo provato a fare in due. Un percorso contaminato dalla vicenda del Palermo. Io il 10 agosto ero qui. Come il 15 e come il 17 agosto. Quando esponete certe considerazioni ricordatevi di certi fatti: la determinazioni dei miei collaboratori e la mia”.

CAPITOLO ALLENATORE, DIFENDIBILE FINO A PROVA CONTRARIA – Un lungo passaggio riguarda il tecnico. Più volte e da più parti messo sulla graticola, anche in maniera pretestuosa e frettolosa. “L’allenatore è giovane. Non volevate dare a Longo la possibilità di allenare in A? L’abbiamo data a Stellone… Sulla scelta del tecnico non ci sono considerazioni da fare. Bisogna prenderlo e sopportarlo per quelli che sono pregi e difetti. Tra i pregi l’attaccamento al lavoro, l’essere sempre sul pezzo, arrivare sempre prima ed essere l’ultimo ad andare via. Tra i difetti ci può essere l’esperienza, ha una pellicola nella sua testa che deve imprimere e sviluppare. Come la gestione di giocatori che vengono dalla serie A o calciatori stranieri. Che non è la stessa cosa gestire giocatori che vengono dalle giovanili. Quindi la novità di Longo è questa. Quando io parlo di integralismo, si riferisce al fatto di non essere flessibili quando le situazioni implicherebbero di cambiare. L’unica cosa che gli ho addebitato nella lettera è quel tipo di integralismo. Quando le cose non vanno si ha il dovere di cambiare il proprio ‘credo’ se i risultati non vengono. Se un presidente non può dire nemmeno questo ad un allenatore, allora… A Longo ho rimproverato questo. Lui è stato in discussione nella mia testa dopo il ko con la Sampdoria: sono rimasto deluso dal secondo tempo, quando siamo spariti, dopo aver giocato il miglior primo tempo della stagione fin qui disputata. Ma siccome sono una persona che lavora ‘per’, ho ragionato che al tecnico bisognava dare tempo. Che era stato poco anche per lui. Oltre questo non ho più avuto dubbi. Ho detto al tecnico di continuare ad ottenere buone prestazioni e lavorare con tranquillità perché non è mia intenzione cambiare fino a quando sarà difendibile. Tutti gli elementi che gli hanno consentito di rimanere sulla panchina lavorano a questo mio giudizio, a Longo non si può rimproverare nulla. Lo difenderò fino a quando sarà difendibile. Il calcio è dei tifosi, sarà poi il gradimento della piazza a determinare la sorte di Longo a Frosinone. Oltre certe misure io non posso più fare. Spero ottenga i risultati, anzi che ottenga buone prestazioni propedeutiche ai risultati. Però fino a quando sarà possibile, e io spero che possa terminare il percorso contrattuale che ha con noi, io lo difenderò fino alla fine”.

NESSUN PIANO B, MA… – “Quando si elabora un progetto, riferito all’Area tecnica, si disegna un organigramma che prevede un Responsabile, dei Direttori, l’allenatore. Fino a quando avremo la possibilità di difendere il progetto e quindi l’obiettivo, io non prendo in considerazione nessun piano B. Esiste solo la coerenza, sempre, alla quale io attingo. Se abbiamo fatto queste scelte, andremo avanti su quel topo di scelte: vorrei che le persone vengano messe nella condizione di lavorare serenamente, noi crediamo in quello che abbiamo fatto. E poi i giudizi si danno quando gli obiettivi non possono più essere centrati. Siamo stati massacrati dopo la sconfitta con la Roma, gara giocata, lo ricordo, con una squadra rimaneggiata per cinque-undicesimi e penso che quel ko ci possa stare. Perdere con l’Atalanta ci può stare il 20 agosto. La partita con la Samp l’ho vista in modo negativo nella ripresa e l’ho sottolineato. Poi c’è stata la partita con la Juve, con il Genoa e il Torino. E nelle ultime 3 partite abbiamo dimostrato che la squadra sta crescendo e si sta avvicinando alle potenzialità. Sarà sufficiente? Non lo so. Se il lavoro sarà uscito bene nessuno viene messo in discussione, al contrario ognuno si assume le sue responsabilità e prenderà le decisioni conseguenti. Non possiamo pensare che dopo 3 mesi siamo al ‘redde rationem’ e dobbiamo pensare già alla stagione successiva. Fin quando non arriva la fine, ci piacerebbe vedere e leggere nei commenti la serenità nel saper valutare nel modo giusto il lavoro che con tanta fatica stiamo portando avanti”.

Giovanni Lanzi

prima parte-

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