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L’AVVOCATO GRASSANI: “GIUSTIZIA E’ FATTA: FROSINONE-PALERMO FU REGOLARE. ACCANIMENTO PROCESSUALE CONTRO IL CLUB GIALLAZZURRO: 6 GRADI DI GIUDIZIO E 22 GIUDICI. IL PRESIDENTE STIRPE UNICO”

E’ stato l’artefice sotto il profilo legale di una lunga battaglia che ha riaffermato princìpi di giustizia e legalità e cancellato la montagna di fango che da più parti è stato gettato sul Frosinone Calcio da 11 mesi a questa parte. Il professor avvocato Mattia Grassani, bolognese, massimo esperto di Giustizia Sportiva, ironia soft al momento giusto, è stato il ‘grande tessitore’ che a colpi di cavilli giuridici ha smontato le accuse del Palermo nella ben famosa vicenda del 16 giugno scorso. Afferma che al fianco ha avuto un grande Presidente, Maurizio Stirpe. Telefoni bollenti a tutte le ore in questi 11 mesi. Si sono parlati, confrontati, sostenuti a vicenda. Nella certezza che la Giustizia avrebbe prevalso. Dopo 6 gradi di giudizio, come ci tiene a precisare. Con 22 giudici impegnati, come specifica contandoli. Forse nemmeno Bernardo Provenzano e Riina ne hanno scomodati così tanti nel loro ‘passato’ non propriamente illibato.

L’avvocato Grassani è immerso nel traffico caotico della Capitale ma è attento a centellinare sillabe, vocali, parole, concetti. Spiega, dettaglia, aggiusta. Le motivazioni della Corte d’Appello Sportiva sono al centro di una breve ma significativa intervista che il sito del Frosinone Calcio dà in esclusiva.

 

Avvocato Mattia Grassani, con la pubblicazione delle motivazioni della Corte Sportiva di Appello della FIGC, avvenuta ieri, la vicenda di Frosinone-Palermo può ritenersi definitivamente conclusa?
«Me lo auguro, perché, dopo 6 gradi di giudizio, ne abbiamo fatto tutti indigestione e mai, in nessuno dei 6 gradi, il Palermo ha ottenuto ciò che voleva, ovvero la Serie A al posto del Frosinone. A proposito del Palermo, vorrei ricordare, che ancora oggi la Società rosanero non ha provveduto a versare al Frosinone Calcio la cifra di 3.000 euro più Iva liquidati dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni all’esito del primo ricorso, del 10 agosto 2018».

Ma è normale un iter così complesso?

«Assolutamente no. Credo che la vicenda Frosinone-Palermo abbia battuto il record medio di durata e coinvolgimento di giudici per l’omologazione per una partita di calcio. Pensi che di questa gara si sono occupati ben 22 giudici diversi».

Si è dato, quale difensore del Frosinone, una spiegazione del come e del
perché, al 15 maggio 2019 si discuta ancora di una partita disputata il 16 giugno 2018, come è possibile?

«Se dovessi rispondere di getto, direi che quando sul campo non si riesce a prevalere sull’avversario e il risultato al ’90 è contrario, si è disposti a fare di tutto, ad intraprendere strade e percorsi temerari ed infondati. L’alibi che la colpa non è propria, ma dell’arbitro, della Giustizia Sportiva, della Federazione, dei marziani, in certi ambiti rappresenta ancora una strada per sottrarsi alle responsabilità. Razionalmente, invece, parlerei di accanimento processuale contro il Frosinone, accanimento inaudito e senza precedenti, ma gli anticorpi della Società del presidente Stirpe sono resistenti e non si sono fatti spaventare, ottenendo ragione e giustizia».
La sentenza pubblicata ieri cosa ci dice, in sintesi?
«Che il Frosinone ha vinto meritatamente sul campo, che la gara di spareggio finale è stata regolare, ripeto regolare, che il risultato del campo è quello che deve essere privilegiato e che la sanzione pecuniaria inflitta al Club, oltre a 2 gare a porte chiuse e in campo neutro, sono risultato, è adeguato e proporzionato  a quanto accaduto sul campo».

Nessun illecito commesso dal Frosinone quindi?
«Neanche a parlarne, di illeciti nemmeno l’ombra. Chi continuasse a sostenere che la partita sia stata alterata, dopo la pubblicazione delle motivazioni, si porrebbe in contrasto con l’evidenza più solare. Pensi che la Corte Sportiva di Appello parla di responsabilità oggettiva, di un elemento di disturbo, quello rappresentato dal lancio di palloni, che, però, non ha inciso sul regolare svolgimento della gara, né tanto meno ha avuto l’effetto di impedire che la gara terminasse normalmente. La mera interferenza trova rispondenza, quindi, nei casi di tenuità. Tenuità, abbiamo capito bene? Sono parole della CSA non mie. Cosa vogliamo continuare a dire adesso? Che un astronave prelevata da Marte sarebbe stata fatta atterrare appositamente sul terreno di giuoco per disturbare i giocatori del Palermo quando stavano per rifilare 4 gol al Frosinone???»

Finita qui, quindi?  

«A tutto c’è un limite ma, in questa vicenda, a mio avviso, il limite è stato superato da un pezzo. Astrattamente ci sarebbe la possibilità, per il Palermo, per ricorrere, per la terza volta, al Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI anche se, in questo momento, i rosanero hanno problemi non di poco conto ed i margini di accoglimento di un eventuale ricorso sembrano davvero modesti».

Il Frosinone deve ringraziare qualcuno per questa lunga battaglia vincente?
«Come sempre, il Frosinone e Frosinone devono ringraziare il presidente, Dottor  Maurizio Stirpe, persona unica e davvero retta. Pensi che ha seguito la controversia in prima persona lungo tutti gli ultimi 11 mesi. Ci siamo sentiti di giorno, di notte, con i fusi orari rovesciati nel mese di agosto, nei festivi, a Natale e Pasqua e non ha mai smesso di credere nella giustizia e legalità, forte della verità dei fatti e della correttezza e pulizia della sua Società. E’ un onore, per me, lavorare per un club come il Frosinone, un rapporto iniziato sin dai tempi del Campionato Interregionale, e il presidente Stirpe rappresenta un modello di imprenditoria sportiva, oltre che per le aziende che guida fuori dal calcio. Avercene di Presidenti come lui».

Giovanni Lanzi

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