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LE MOTIVAZIONI, L’ARMA PER REGALARE UNA SODDISFAZIONE AL PRESIDENTE STIRPE E NON ABDICARE SEMPRE COL SOLITO SASSUOLO

La testa all’anno che verrà nel calcio non è proprio una cosa scontata. Al massimo la testa può andare alla partita che devi giocare. Nel calcio sempre più cinico e professionistico, dove il risultato che conta è sempre quello di domani, contratti a tempo indeterminato non possono esistere. A meno che non ti chiami Messi (19 anni col Barcellona). Neanche Ronaldo che somiglia più ad un’ape maia – nel senso che salta da un club prestigioso all’altro – che ad una pulce atomica vestita da ‘blugrana’. Ma già in quel caso si tratta di extraterrestri. Nel calcio dei comuni mortali se un Presidente chiede qualcosa che già è di minima, bisogna dimostrare di essere in grado di sapergliela fornire. Il campionato volge alla fine, le tende si stanno per abbassare su questa serie A che deve eleggere ancora le candidate ai due tornei Europei e decidere chi scenderà in B. Ma per questo Frosinone, assopito dolcemente tra due guanciali, c’è il rischio di fare peggio della prima stagione di serie A. Quando quella squadra ottenne 31 punti, lasciando le residue speranze con il Sassuolo, allora nel turno casalingo. Un Sassuolo che risultò indigesto ai canarini già nell’anno della retrocessione dalla B. E domenica il calendario, ironia della sorte, mette di fronte ancora i neroverdi emiliani, stavolta in trasferta a Reggio Emilia.  Tutti nel Frosinone spingono con grande impegno, non ci sono dubbi. Ma quella posizione di classifica e quei 23 punti appaiono come un macigno complicatissimo da smuovere fino al raggiungimento del target chiesto dal presidente Stirpe. Baroni ha un compito complicato, che è soprattutto quello di motivare un gruppo – che nel frattempo deve contare anche infortuni pesanti – nel quale va trovata l’ultima sintesi tra le forze centrifughe di chi sa che deve andare via non troppo ‘obtorto collo’ e le forza centripete di chi ha ancora un futuro almeno scritto con il Frosinone.

LA MEGLIO GIOVENTÙ – Un flash doveroso. Il calcio giocato in casa-Frosinone è rappresentato anche dalle performances del settore giovanile, nella fattispecie l’under 15 e l’under 16 che si sono conquistate la over-season. Da queste squadre ma anche dalle altre formazioni minori giallazzurre che hanno comunque sfiorato di poco la qualificazione alle fasi finale, assume sempre di più un ruolo importante per una Società di provincia che guarda con attenzione ed interesse al progressivo autofinanziamento, la figura dei tecnici e degli scout-man: toccherà a loro scovare e crescere giocatori per il naturale bacino di collegamento verso la prima squadra. Sono i giovani al proprio interno la prima risorsa da alimentare e valorizzare.

GLI SFORZI DI BARONI, QUELLE PARTITE CHE NON SONO DETTAGLI – Tornando al calcio dei grandi, il tecnico fiorentino e il suo staff hanno dato l’anima e la stanno gettando da settimane oltre l’ostacolo. Ci sono stati dei momenti in cui il Frosinone ha fatto gridare alla possibilità del miracolo. Ma evidentemente non tutti gli ingredienti si sono mescolati tra loro nei modi e nei tempi giusti. La stagione giallazzurra si è compromessa tra la trasferta di Empoli e la gara interna con la Spal. Poteva girare nel quadrante positivo, ha fatto il contrario. Non sono dettagli. È come se il cantante lirico steccasse alla prima, come se il fornaio bruciasse tutto il pane infornato nella notte. Una jattura. La Spal stessa ha cambiato invece il volto ad una china pericolosa facendo lo scalpo alle romane e vincendo nel mezzo di quelle due gare proprio al ‘Benito Stirpe’, facendo passare quasi in secondo piano la vittoria successiva sulla Juve e quella di Empoli. E se l’Empoli è ancora in corsa – anche se in evidente e gravissima difficoltà – lo deve alla vittoria sui canarini, concretizzatasi con un primo tempo regalato dal Frosinone che poi ha sfiorato il pareggio giocando un’altra partita nella ripresa. E al successo a sorpresissima sul Napoli. Che certe partite non siano dettagli ma svolte vere e proprie ce lo dice il cammino del Genoa: senza le vittorie frutto della sola motivazione su Lazio e Juve oggi i grifoni sarebbero con mezzo piede in B. Dettagli? Non proprio.

LE MOTIVAZIONI, IL 12ESIMO UOMO – D’altronde di motivazioni si vive nel calcio. E sono tempi sempre più duri per gli allenatori, costantemente sottoposti a stress emozionali dentro e fuori del campo. Su una panchina e davanti ad una telecamera. Anche per i più temprati, messi a dura prova da opinionisti privi… dell’opinione più importante: la carta che ne attesti l’esercizio giornalistico. Tocca agli allenatori, quindi, coniugare tattica e forza motivazionale e spalmarla su una adeguata base tecnica. La Lazio è la regina delle motivazioni perdute dopo le vittorie su Roma e Inter. Segue a ruota il Napoli, a pari merito un Milan dove Gattuso concorre però per un processo di beatificazione: è in bilico per la critica e per la Società da 10 mesi. Saranno proprio le motivazioni sommate alle energie mentali a decidere le ultime settimane. Le motivazioni e le energie mentali che hanno spinto il Torino a seguire Mazzarri nella corsa folle a qualche pezzo d’Europa, l’Atalanta di Gasperini a salire gli scalini della classifica tre alla volta e il Bologna a dare ascolto a Mihajlovic nella rincorsa salvezza che vale un posto in Champions nel ritorno. Ed anche questi non sono dettagli. A proposito del miracolo Atalanta: i gioielli neroazzurri lontano da Bergamo fanno crac o flop, ci sarà un perché.

LA RISPOSTA SUL CAMPO – Riandiamo a casa nostra. La partita del Frosinone con il Napoli non ha fatto testo tranne che per i primi 10’, troppo ampia la forbice tra gli azzurri a marce basse e i giallazzurri che hanno fatto quello che era nelle loro corde, anche abbastanza ‘mono’. Perché se il calcio non è improvvisamente diventata astrofisica, per notare qualcosa di positivo in quella gara sarebbe stato necessario un bel cannocchiale. Guardare alle spalle però ormai fa solo male. E allora concentriamoci sul Sassuolo che ha acuito la crisi senza fine della Fiorentina che, a proposito di motivazioni, le ha perdute pareggiando senza fine. Con 12 punti a disposizione, Udinese e Chievo in casa e Milan fuori, al Frosinone ne servono almeno 8. Per non abdicare prima del tempo. Tanti o pochi che siano, se un Presidente chiede di centrare almeno un obiettivo di minima (molto minima…), bisognerà provare a dargli una soddisfazione. La testa all’anno che verrà meglio metterla dopo il 26 maggio.

Giovanni Lanzi

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