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LEALTA’ E ONORE FINO ALL’ULTIMO PALLONE, SULL’ONDA DEL MITO DI ANFIELD VOGLIAMO UN FROSINONE ‘ENGLAND STYLE’

This is the Anfield. E lo spettacolo sia con te. Uno spot per il calcio. Vale il prezzo del biglietto, fosse stato anche il più caro al mondo, la semifinale Champions di Liverpool. Per quanto offerto prima, durante e dopo. Emozioni allo stato puro, vietate ai deboli di cuore. Da raccontare per chi ha avuto la fortuna di viverle, ai nipotini. L’esaltazione della forza e dell’intelligenza nello sport. La grande bellezza di quel modello di calcio che non ha infilato la polvere sotto il tappeto ma l’ha rimossa con certosina applicazione. La cultura anglosassone che ha saputo sconfiggere il fenomeno degli hooligans grazie alla normalità ed alle certezze di leggi applicate. Varate dalla lady di ferro, Margaret Thatcher 30 anni fa. E non come in Italia ad ogni piè sospinto. Oggi da quelle parti si vedono i risultati, dentro e fuori del rettangolo verde. Il Pil del calcio inglese, in barba alla Brexit, stacca di 3-4 volte quello italiano con un filo di acceleratore. Qui siamo ancora lontani anni luce da quello status che applaude anche la sconfitta, si inchina con deferenza dinanzi ad una retrocessione. Lo ammise candidamente il tecnico Fabio Capello, quando due anni fa disse che nel Bel Paese “ho visto solo la tifoseria del Frosinone applaudire la propria squadra dopo la retrocessione”. Oggi quel messaggio è stato rilanciato dai canali social. E’ ancora di stretta attualità.

LA MATURITA’ DEL TIFOSO GIALLAZZURRO – Il Frosinone è tornato in serie B al termine della partita col Sassuolo – con una giornata di anticipo rispetto alla stagione 2015-‘16 – ma niente fischi o contestazioni da parte di quel manipolo di intrepidi tifosi giallazzurri che hanno sfidato Eolo e Giove Pluvio nel settore ospiti del Mapei di Reggio Emilia. Magari tanta recriminazione perché nel gol di Boga che ha condannato ai Cadetti c’è la sintesi di una stagione: la disattenzione. Come è stato tante, troppe volte. C’è ragione di credere che anche in occasione delle ultime due gare casalinghe il tifoso canarino saprà comportarsi con la maturità accresciuta e consolidata in questi anni e che nessuno potrà mai mettere in dubbio. Ed applaudire l’operato della Società, quello di chi è andato in campo al massimo delle possibilità consentite.

RETROCESSIONE MERITATA A TESTA ALTA, RETROCESSIONE CON TANTI FRATELLI E SORELLE – Il Frosinone può recriminare poco per quanto sottrattogli sul campo, diciamo che la chimica della sua stagione si è cristallizzata negativamente dopo la sconfitta interna con la Spal. Come ha scritto Italo Cucci nell’editoriale sull’Avvenire del 7 maggio scorso, “onore al Frosinone che prima di retrocedere ha lottato fino all’ultimo respiro e va a riposo con un’immagine imprenditoriale e sportiva degna del suo presidente Maurizio Stirpe”. E’ retrocesso con pulizia. Ha fatto quello che poteva la squadra di Baroni, ha lottato come poteva. Mostrando limiti e debolezze che nella somma algebrica delle 35 partite fin qui disputate hanno superato di gran lunga le cose buone, troppo sparse a macchia di leopardo e diluite. Una retrocessione di tutti, non esiste che qualcuno alzi la mano e dica di aver fatto meno peggio del vicino o di aver scoperto l’acqua calda. Perché, se per le vittorie ci sono solo posti in piedi sul carro dove si scoprono esserci tanti padri e una sfilza di fratelli e sorelle, le sconfitte non possono diventare all’improvviso figlie uniche di mamma vedova. E anche questo concetto va attinto dal modello anglosassone. Per lo stesso motivo una retrocessione non deve essere vista come una tragedia sportiva, bensì come un incidente di percorso del quale farne urgentemente tesoro. Un incidente che potrebbe costare però alle casse societarie almeno 24-25 milioni di euro nella differenza tra minori introiti complessivi, paracadute e diritti in B. Il presidente Maurizio Stirpe ne avrà più di tutti contezza di quei conti. E la riflessione sarà molto attenta e scrupolosa.

ARBITRI DI SALVEZZA ED EUROPA – L’Udinese domenica al ‘Benito Stirpe’, il Milan la settimana successiva al ‘Meazza’. E per chiudere il Chievo, col quale l’appuntamento è fissato in serie B tra qualche mese. Il Frosinone dirige la lotta per non retrocedere e mette lo zampino anche per l’accesso in Europa. Farlo a schiena dritta è un obbligo ulteriore. Per meritare fino in fondo gli applausi e dimostrare che la lealtà è un fattore per questa Società che scende in serie B con l’onore delle armi. Se quello di Liverpool è il mito di Anfield che aleggia imponente, this is the Frosinone.

Giovanni Lanzi

 

 

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