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NESSUNA SENTENZA PREVENTIVA, I GRADI DI GIUDIZIO SONO ANCORA 37. MA ANALISI E CURA DEBBONO ESSERE ‘PROFONDE’

Il calcio è la metafora della vita, in sostanza non tutto fila sempre come vorresti. Ancora di più quando certi aspetti li hai messi in preventivo. Ed anche se certi momenti negativi rientrano nel conto da pagare per il ritorno nel campionato che si dice vuole essere il più bello del mondo, bisogna sempre avere l’antidoto giusto per evitare contraccolpi di vario genere. Andando dritto al sodo, si può perdere in modi differenti. Anche se alla fine in cassaforte non entra niente, ci sono sconfitte che vanno prese da diverse prospettive. Domanda, anzi doppia domanda sorge spontanea: il rovescio del Frosinone all’esordio stagionale sul campo dell’Atalanta quanto è figlio della fase di assemblaggio di una squadra pressoché nuova di zecca e quanto invece dipende da qualche problema di natura strutturale da dover limare in corsa? Proviamo anche a dare due riposte, per ‘par condicio’: in primo luogo il percorso di conoscenza prima di tutto del gruppo, poi del gruppo con l’allenatore e quindi anche dei movimenti in campo è, per ovvi motivi, alla fase embrionale e questo più volte lo ha ribadito il tecnico nella traiettoria di avvicinamento a Bergamo; in secondo luogo qualcosa da rivedere nella esposizione del ‘prodotto’ Frosinone sul terreno verde non va sottovalutata, al contrario. Dunque, nessuna sentenza di condanna preventiva perché i gradi di giudizio non si possono certamente fermare al primo. Il campionato è lungo, la serie A con 37 partite davanti regala sorprese di ogni tipo e il Frosinone deve solo cercare di pagare in meno tempo possibile lo scotto del noviziato. Che è inevitabile, soprattutto quando si innestano tanti calciatori. Ma, visto il ‘rovescio’ di Bergamo che nelle dimensioni e nell’atteggiamento non può aver fatto piacere a nessuno, c’è anche la necessità di individuare rapidamente il percorso che porti… all’assoluzione e quindi ad un cambio di percorso. Ai posteri l’ardua sentenza. Con fiducia, oltre ogni ragionevole dubbio che potrebbe anche persistere.

LA PRIMA GIORNATA – L’esordio ci ha raccontato che la Juve è sempre la fantastica ‘Signora Omicidi’. Allegri…a e via con la prima in cassaforte sul campo di un Chievo che ha lottato a lungo ad armi pari. Cristiano Ronaldo? Al 60% della forma è fantasmagorico. L’Inter che si ferma al cospetto della bestia nera Sassuolo? Calma e gesso, anche là tanti meccanismi da oliare. Il Napoli non è quello di Sarri ma con quello di Don Carletto vince lo stesso, la Lazio con Milinkovic Savic e Luis Alberto a scartamento ridotto ma soprattutto senza Leiva ha ampi margini di miglioramento ma deve trovare punti. La Roma riparte dalla fine, da un grande Dzeko che fa innamorare coma Van Basten e dal quel Kluivert jr. che ha soppiantato rapidamente la stella di Under. Subito qualche polemica col Var ma anche qui l’evoluzione e l’innovazione non si può arrestare. Infine il Parma che si muove piano dopo aver sognato i primi tre punti con l’Udinese e l’Empoli dove Ciccio Caputo non è solo bomber in B ma anche di serie A.

FROSINONE E BOLOGNA COME SPARTA E ATENE – Se Atene piange, Sparta non ride. Ma ogni tanto va letto con attenzione anche l’equilibrio con il quale piazze sicuramente più blasonate incassano momenti negativi. Andiamo per ordine. Se il Frosinone si lecca le ferite, anche l’avversario di domenica prossima a Torino, il Bologna di Pippo Inzaghi, non può dire di trovarsi a fare salti di gioia. La sconfitta nel derby con la Spal – che non vinceva al Dall’Ara dal 1967 – ha aperto degli interrogativi, soprattutto sulla fase di costruzione del gioco dei rossoblu dove l’uscita di Pulgar ha schiuso interrogativi. Ma vale, più o meno, lo stesso discorso fatto per il Frosinone: squadra rinnovata con l’aggiunta di modulo e allenatore nuovo. E se da Bologna invoca pazienza Inzaghi, è ragionevole che lo faccia anche Longo a Frosinone. Dove prima di pensare alla strada in salita, senza però perdere mai di vista la realtà, bisogna pensare alle attenuanti. E guai a pensare che domenica prossima Frosinone e Bologna siano già al ‘dentro o fuori’. Piuttosto si ragioni sul fatto che saranno necessari gli straordinari per tutti sul campo e fuori, una full immersion. A Bologna si invita la piazza ad ‘aggrapparsi ad Inzaghi’, aggiungendo che solo “il lavoro di Pippo può dare un senso alla squadra”. Se ‘La Dotta’… adotta calcisticamente questo metodo, anche Frosinone non può esimersi. Senza mai dimenticare che per i processi ci sono le Aule dei Tribunali e i Magistrati. E che le urla della ‘piazza’ servono solo ad aumentare i dolori di pancia e incarognire il popolo. Il calcio a Frosinone deve essere un’altra cosa.

Giovanni Lanzi 

 

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