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OGGI IL FROSINONE SE LA GIOCA CON TUTTI, DA DOMANI DEVE ANDARE OLTRE

Un punto guadagnato sul terz’ultimo posto, distanza immutata dalla zona salvezza dove l’Empoli e l’Udinese però pareggiano fuori casa. Sulla bilancia della classifica del Frosinone l’ago pende ancora molto dalla parte dei rimpianti piuttosto che da quella delle soddisfazioni. Meglio guardare la realtà dritta negli occhi, per non trovarsi nella condizione di restare spiazzati. Ma soprattutto è necessario cercare di attivare gli anticorpi giusti in questo rush finale. Perché alla fine del girone di andata manca una giornata in meno e – al di là della prima vittoria in casa che ritarda – lo scatto non c’è stato, la doppia cifra in classifica resta ancora distante nella settimana che porta al San Paolo. La cosiddetta ‘prestazione’ (parola tanto cara a Pasquale Marino, ndr) ha portato un punto. E a proposito di San Paolo, nell’anticipo del giorno dell’Immacolata ci sarà un Napoli che – vincendo a Bergamo con la ‘cazzimma’ dimenticata col Chievo (2 punti con Napoli e Lazio in 7 giorni per la cura-Di Carlo) – ha riportato a -8 le distanze dalla Juve venerdi sera impegnata nel ‘derby d’Italia’.

VADO AL MASSIMO MA ANCORA NON DECOLLO – Il Frosinone che va al massimo (compreso le pause) purtroppo raccoglie ancora il minimo sindacale. Non decolla. E’ come un aereo che rulla a tutta ma non stacca mai. E questo è uno degli aspetti che deve maggiormente allertare. Se una squadra gioca benissimo per 65’ (partita preparata come non meglio si sarebbe potuto fare), cede qualcosa per 10’-15’ (le sostituzioni non hanno purtroppo aggiunto niente a quella chimica esplosiva) e poi si lancia in attacco a fiammate per tentare di rimettere in carreggiata una partita dominata, vuol dire che non è stata solo una giornata storta. Perché? Questo tipo di partite il Frosinone – relativamente alle sole gare in casa – le aveva già giocate con il Genoa (1-2, palo e almeno 1 ora tambureggiante dalle parti di Radu), con l’Empoli (3-3 sull’altalena), a tratti anche con la stessa Fiorentina (1-1), nel primo tempo con la Sampdoria (0-1 e poi 0-5), ottenendo appena 2 punti prima del pareggio di domenica. Poi si potrebbe continuare con le trasferte: il 3-2 di Torino dove è mancata la capacità di narcotizzare il match sul 2-2 partendo da 2-0 e pure di riprenderlo al fotofinish e lo 0-0 di Parma in superiorità numerica negli ultimi 30’. Da quella partita i ducali – dalla possibilità di veder scendere a -4 il vantaggio sul Frosinone – hanno aumentato a 12 punti il distacco dai giallazzurri. Dettagli? Non solo questi.

MAI DIRE MAI – La 15.a giornata – dai 2 punti del Chievo ai 16 del Cagliari – presenta qualche incrocio come Empoli-Bologna e Genoa-Spal, l’Udinese riceve l’Atalanta che non ha meritato la sconfitta nel posticipo di lunedi, il Chievo che ha valicato la linea di galleggiamento saggia il desiderio di Europa del Parma e il Cagliari riceve la Roma. Il Frosinone a Napoli può trovarsi nella medesima condizione in cui si è venuto a trovare il Chievo prima della gara di Champions degli azzurri. Sfruttare quindi l’effetto-Liverpool, annessi e connessi, come i clivensi seppero sfruttare, con una bella dose di fortuna, l’effetto-Stella Rossa. Con Ciano e Maiello nelle doppie vesti di ex e di napoletani veraci. Magari anche col colpo in canna.

ANDARE OLTRE VUOL DIRE CAMBIARE I NUMERI – “Gli attaccanti fanno vendere i biglietti, i difensori fanno vincere le partite”. Il motto più amato dai migliori allenatori della Nfl, la Lega di football americano. Ergo, se non è possibile uccidere la partita come voleva Longo nel commento finale, allora quantomeno bisogna ridurla… a più miti consigli. Disarmare l’avversario è la prima cosa. Narcotizzarlo. Difendersi con la palla tra i piedi, come direbbero gli esteti del calcio. A proposito, proviamo ad andare oltre la prestazione nuda e cruda. I numeri del Frosinone al momento fanno un po’ riflettere: 29 gol incassati, 2 virgola qualcosa a partita, 11 realizzati fanno 0,7 a gara, una media parziale di 0.57 punti. Dei 29 gol presi, 19 il Frosinone li ha subìti in tre precisi momenti della gara, in cui i sensori dell’attenzione sono al massimo: 4 nel primo quarto d’ora (tutti decisivi ai fini della sconfitta), 6 ad inizio ripresa (3 decisivi anche se quello con la Fiorentina è stato poi rimontato), ben 9 nell’ultimo quarto d’ora (3 decisivi per gli avversari). E’ evidente che ancora qualcosa da registrare c’è.  La squadra giallazzurra oggi se la gioca con tutti. Ma deve andare oltre.

Giovanni Lanzi

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