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QUELLA STABILITA’ CHE FA VIVERE IL CALCIO DEI TITANI NON E’ UN DETTAGLIO

Tanto cuore, una grande reazione, orgoglio infinito e pure 3 gol non bastano al Frosinone per riassaporare il gusto della vittoria che in serie A manca ormai da 13 giornate (5 della stagione 2015-’16 e 9 della attuale). Serve di più, sicuramente. A partire dalla doppia trasferta in Emilia, tra Ferrara e Parma. E serve anche (ma non solo) quella dose di fortuna che, si sa, in casi del genere aiuta sempre gli audaci. Il Frosinone in verità ha osato ma lo ha fatto a tratti – anche se lunghi – nella partita contro un Empoli brioso ma non irresistibile. E quando la squadra di Longo ha alzato l’asticella della qualità – che solitamente va sempre oltre gli accorgimenti tattici dei moduli – ha prodotto, ha fatto gol, ha anche recuperato una partita che la immancabile pausa al rientro dal riposo (siamo a 5 reti spesso decisive in negativo sulle 24 totali e 6 se si considera quella di partenza contro la Roma) stava mettendo sul binario morto. Non è bastato, se il 3-3 finale fa il paio con il 3-3 ancora più rocambolesco della gara di andata della scorsa stagione di serie B. E’ un destino che tra giallazzurri e azzurri debbano esserci gol a grappoli. Ed è un destino al quale non bisogna assuefarsi. Lottare per cambiare il corso degli eventi non può e non deve essere solo una frase fatta.

DUE FASI DA CONIUGARE ANCORA DI PIU’ – Moreno Longo dopo la sconfitta dell’Olimpico con la Roma parlò della necessità, dell’obbligo di portare gioco e uomini nella metà campo avversaria. Fino a quel momento, sesta di campionato, il Frosinone che aveva denotato grandi difficoltà ad imbastire azioni nel cuore della squadra avversaria aveva ottenuto 1 punto in 6 partite, incassando 16 gol senza farne alcuno. Nelle ultime 3 partite, il Frosinone ha mosso le acque in maniera decisa dalla cintola in su, mettendo a segno 6 reti ma incassandone la metà di quelle 16 (quindi 8) e mettendo in cassaforte appena 1 punto. La traduzione di tutto questo può portare a pensare che la fase di possesso e di finalizzazione sta trovando prime soluzioni (32 tiri in porta e 34 fuori sono ancora pochi nel totale) grazie, per ora, alla crescita esponenziale di Ciofani, alle fiammate di Campbell, alle pensate di Ciano mentre si continua a fare fatica quando la squadra è attaccata ai fianchi ed anche centralmente dallo stoccatore avversario infilato ad arte là in mezzo (l’empolese Ucan solitario alla battuta come Berenguer a Torino). Non sono dettagli ma nemmeno montagne da scalare. Il lavoro quotidiano servirà a dare frutti quanto mai necessari tra la Spal e il Parma.

QUELLA STABILITA’ NON E’ MAI UN DETTAGLIO – Last but not least, e cioè quello da ultimo non può essere per importanza un dettaglio nel Frosinone del terzo Millennio. E deve invitare ad una sana ed attenta riflessione la Critica. Parliamo della Storia di una Società di 90 anni, passata tra tutte le intemperie: dagli albori e dalla passione di un calcio dove ‘pane, amore e fantasia’ sono stati a lungo l’unico elemento di congiunzione con la realtà sociale di quei tempi fino ad arrivare a toccare per ben due volte l’Olimpo del calcio italiano negli ultimi 3 anni dopo essersi stabilmente radicata in serie B. Lo dicevamo, non è affatto un dettaglio. In una città dove il fenomeno-calcio è l’unico e vero elemento di coagulo identitario, una città che ha diminuito gli abitanti dagli Anni Sessanta ad oggi (ed anche questo va pur sempre ricordato), il Frosinone del terzo Millennio e quindi il Frosinone del presidente Maurizio Stirpe ha ingranato le marce alte. Oltre a crearsi un nome ‘fortificato’ all’esterno si è data una solidità interna che ha permesso – e questo è il vero plusvalore – di continuare a vivere il calcio che conta quando altre realtà calcistiche, di ben altro blasone, sono scomparse dai radar. Non sono affatto dettagli. E contano più di quanto non si possa immaginare nell’immediato. Aspettando dal campo quei fondamentali passi in avanti e quel pizzico di fortuna in più che dovranno arrivare a sostegno del lavoro di Longo, non è poco. Ma bisogna crederci tutti di più…

Giovanni Lanzi

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