SALVINI AL FESTIVAL DELLO SPORT, GIOVANI E NON SOLO: “SE IL FROSINONE DOVESSE TORNARE IN A, LASCIO IL PASSO…”

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VEROLI – Serata di passioni, racconti, emozioni. Anche di scoop. Al festival Nazionale dello Sport Raccontato – va ribadito: organizzato con una cura dei dettagli perfetta dalle associazioni culturali ‘Tutti i colori del libro’ e ‘IndieGesta’ in piazza Santa Salome a Veroli – è stata la volta del responsabile dell’Area Tecnica del Frosinone, Ernesto Salvini. A seguire sono saliti sul palco il giornalista e scrittore Carlo Pizzigoni che ha allietato la platea con i racconti sul calcio sudamericano. ‘Locos por el futbol’, un titolo che raccontava da solo quegli amori, profumi e sapori di una terra sconfinata e appassionata al gioco del calcio. E quindi l’incontro con il giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Emanuele Dotto, che ha sviscerato il tema ‘Sport, identità e cultura: il calcio di provincia’. Dotto, un fiume di cultura e 10 ore di macchina da Cremona per non mancare a questo appuntamento con terra e cultura ciociara a lui particolarmente cara. Anche questo amore e passione sconfinati. Grazie all’amicizia solida con l’anchorman Paolo Sellari. E il rapporto creato con il primo cittadino di Veroli, Cretaro.

Salvini è stato intervistato dal sintetico e precisissimo Armando Mirabella. Domande nette, mirate. Con l’intervistato al centro della scena. Risposte esaustive, ampie, dense di particolari. Sul tema caro da sempre a Salvini: ‘Il Settore Giovanile, fattore critico di successo delle moderne società di calcio’.

Ma la vera chicca Salvini l’ha riservata nei secondi finali dei 40’ di intervista, quando dice «se il Frosinone tra uno o due anni dovesse tornare in serie A, farei in modo di lasciare il passo a qualcuno che possa avere quell’idea in più che io, probabilmente, nelle due stagioni di serie A non ho avuto».

Ma è interessante come si è arrivati a quel finale. Un colpo di teatro, sicuramente.

«L’anno che andrà ad iniziare è il  numero 13 per me nel Frosinone – esordisce Salvini, incalzato da Mirabella – nella speranza che porti bene».

Affezionatissimo al settore giovanile. Negli organigrammi dei club è difficile trovare figure coincidenti con quella del Responsabile della prima squadra. Ma come si fa a svolgere entrambi i ruoli?

«Devi avere la fortuna di avere una Società organizzata come questa. Voglio ricordare che io arrivai nel Frosinone per seguire il Settore giovanile, i primi 4 anni ne ero infatti il Responsabile. E molti al mio posto, nel momento in cui il presidente Maurizio Stirpe mi propose l’incarico in prima squadra, avrebbero tralasciato quel settore. Che resta molto particolare. Voglio ricordare che la rinascita di questa Società nel 2011-’12, dopo la retrocessione dalla B, fu dovuta anche grazie al lavoro svolto dal Settore Giovanile. Infatti portammo diversi giocatori e l’allenatore della Berretti campione d’Italia in prima squadra. Questo ci dette la possibilità di far crescere quei giocatori che hanno fatto la storia del Frosinone ma anche di abbattere di molto i costi di gestione. Questa strategia ci ha quindi permesso di sistemare alcune voci di bilancio. E poi ci ha consentito di mettere dentro ogni anno, quei pezzi che successivamente hanno fatto compiere un cammino sicuramente strepitoso».

Tempo fa leggemmo una dichiarazione di Baggio: se dovessi dare un suggerimento ai genitori dei ragazzi che si avvicinano al calcio, consiglierei di evitare quelle Scuole calcio nelle quali viene proibito di dribblare l’avversario. Perché un giorno magari hai bisogno di saper dribblare un avversario e non sai farlo…

«Lui ha avuto la possibilità di poter cambiare le cose, ma senza successo. Il vero problema del calcio italiano, cioè di una ‘Scuola di calcio’ che fino agli anni Novanta sfornava una grande quantità di campioni soprattutto nei ruoli specifici, è dovuta al fatto che purtroppo abbiamo commesso l’errore di non fidarci più delle nostre metodologie di lavoro e di andare invece a scimmiottare quelle nazioni che avevano carenze nella qualità e dovevano sopperire con il calcio globale. Dove non era il modulo al servizio del calciatore ma il calciatore al servizio del modulo. E questo è un errore che continuiamo a fare. Perché i tecnici dei settori giovanili tendono loro stessi a mettersi al centro della ribalta invece che lasciarla ai ragazzi e continuano così a sbagliare. Noi dobbiamo riportare il giovane al centro del progetto, tornando indietro alle nostre radici. Spesso i ragazzi in campo fanno bene il movimento corale di squadra ma non sanno fare altrettanto bene nell’uno contro uno e nel confronto con l’avversario diretto vanno in difficoltà. Mostrando tutte quelle carenze di cui ho parlato prima».

Se ci dovesse raccontare in due o tre slides qual è il modello di settore giovanile del Frosinone? Tra l’altro ci risulta che qualche giovanissimo sia emigrato verso Roma e Lazio.

«Beh, qui apriamo una nota dolente. Perché anche se mi duole farlo, devo evidenziare la mancanza di etica professionale da parte dei Club nei nostri confronti ed una Federazione che non riesce ancora a regolarizzare queste ‘eventualità’, tutelando in particolar modo le Società meno forti. Difatti va ricordato che fino al compimento dei 14 anni il calciatore firma un cartellino annuale. E sarebbe comunque buona norma che il Club più importante prescelto avesse più riguardi nei confronti dell’ultima Società di appartenenza del giovane. Ma soprattutto non andare ‘infastidire’ ragazzini e genitori addirittura prima della fine del rapporto annuale. Comunque tornando al nostro Settore Giovanile, è bene rammentare sempre che rappresentiamo una provincia non proprio enorme e quindi riuscire tutti gli anni a piazzare squadre nelle finali nazionali, è di importanza incredibile. Perché riusciamo ad ottenere più risultati di Club che hanno una storia e un bacino più grande del nostro. Ogni stagione col settore giovanile facciamo sempre un piccolo miracolo non solo sportivo».

Gli allenatori del Settore Giovanile del Frosinone sono più tecnici o educatori?

«Se parliamo di Accademia, debbono essere Istruttori ed Educatori. Per le squadre agonistiche, lì comincia ad avere importanza il risultato ma la peculiarità della buona educazione non va mai persa di vista».

La storia di questi 13 anni: il ragazzo che l’ha colpita di più? O il rammarico per un ragazzo che si è perso.

«Il rammarico più grande c’è per uno, Andrea La Mantia, che ha fatto fortuna altrove. Capitò in un contesto in cui era preferibile andasse a giocare altrove. Il rammarico è stato quello di non averlo seguito. Invece su tutti i miei tre ragazzi: parlo di Gori, Paganini e Altobelli. Rimarranno sempre nel cuore, furono i miei primi tre acquisti a Frosinone. Una testimonianza del lavoro che si è fatto, oltre alle loro indubbie doti».

La storia di Frabotta, ce la racconta?

«Era l’anno 2011-’12. Riuscimmo a far esordire 14 giocatori provenienti dal Settore giovanile. Ricordo un derby Frosinone-Latina dove ci presentammo falcidiati. Per questo fu una vittoria indimenticabile: la sublimazione del grande lavoro svolto nel Settore Giovanile. Affrontammo quella gara con otto-undicesimi di ragazzi provenienti dal Settore Giovanile. Tra quei ragazzi c’era anche Frabotta che probabilmente avrebbe potuto crearsi una carriera più che dignitosa ma preferì non seguire la linea tracciata per lui dalla Società ed andare per la sua strada».

Al mondiale U20 il più forte giocatore della Nuova Zelanda lo prende il Bayern. Ma dove cresce magari un giocatore per il Frosinone del futuro? Esiste un sistema di scouting internazionale?

«Lo abbiamo e si è deciso anche di potenziarlo anche per le novità tattiche della prossima stagione. Per trovare dei profili funzionali a noi, in 10 giorni abbiamo visto 70-80 giocatori europei tra Dvd e piattaforme varie. Al di là dell’esigenza immediata, l’idea è quella di approfondire lo studio di questi calciatori, andandoli a valutare direttamente durante la stagione».

Ci sono nazioni più prolifiche per questo tipo di ricerche?

«Adesso va di moda il campionato polacco. Riescono a far giocare titolari giovani di 17 anni. Una risorsa vera».

Su quale perimetro di mercato lavora il Frosinone? Ci risulta che abbiamo già ceduto Paganini e Ciano…

«Fino a questo momento non abbiamo ceduto nessuno. Quando un giocatore ti chiede di restare in A, tu cerchi di accontentarlo. Noi abbiamo dato la possibilità ai loro procuratori di vagliare le situazioni e ci siamo messi a disposizione. Fatta salva tutta la buona volontà della Società per accontentarli, qualora ciò non dovesse accadere mi aspetto dai due calciatori che ha nominato, come sono sicuro faranno, che si rimbocchino le maniche per fare di nuovo un grande campionato con la maglia del Frosinone».

Qualche giocatore in prestito dell’ultimo anno avrebbe voglia di restare? E della rosa attuale?

«Difficile ma soprattutto per le Società di appartenenza che cercheranno altre soluzioni nella massima serie. Se la preparazione dovesse iniziare domani, il Frosinone sarebbe pronto per disputare un ottimo campionato. Comunque, a prescindere, la strategia sarà questa: ad un calciatore che parte ne arriverà almeno uno di pari qualità».

Ma che serie B ritroviamo?

«Ritroveremo un po’ più di confusione. Abbiamo lasciato la B dove c’era una struttura ben consolidata».

Si riferisce alla presidenza Abodi?

«Abodi è stato un ottimo presidente ma non perché Balata sia da meno. Cambiano però anche i tempi e soprattutto i dirigenti delle Società. Il problema è che ogni stagione che passa la situazione complessiva delle Società di certo non migliora. Il trauma che ha subìto questa Lega per l’inizio dei campionati appena conclusi, secondo me non si ripeterà. Però tutto ciò che abbiamo davanti è comunque il frutto di qualcosa che non funziona nelle Istituzioni del calcio italiano. Auspicabile che la Federazione riesca a riprendersi quei poteri che una volta avocati a sé ridarebbero forza a tutto il movimento».

Se mai dovesse lasciare il Frosinone, si riterrà sodisfatto se riuscirà a raggiungere quale obiettivo?

«Fino a quando il presidente Maurizio Stirpe non si stanca, qui ci rimango volentieri. Però ve lo assicuro: se il Frosinone prima o poi dovesse tornare in A, farei in modo di lasciare il passo a qualcuno che possa avere quell’idea in più che io, probabilmente, nei due anni di serie A non ho avuto».

Giovanni Lanzi

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