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SALVINI: “PROGETTO-SQUADRA SOLIDO, NEL RITORNO I VERI VALORI”

FROSINONE – A Radio Day l’ospite della settimana è il Direttore dell’Area tecnica del Frosinone, Ernesto Salvini. Sotto il fuoco di fila delle domande poste da Roberto Monforte, la voce storica dell’etere a colori giallazzurri e delle giovani leve Andrea Campioni e Antonio Visca. Nella redazione i tecnici alla consolle muovono i tasti con gesti ben precisi, l’editore-uomo di campo Luigi Tomassi ‘aleggia’ con discrezione e detta i tempi. Poco più di un’ora, trasmissione snella con la immancabile interazione con i social, la svolta del terzo Millennio.

Direttore Salvini, tra la gara giocata a Novara e quella che verrà con il Palermo, come sta il Frosinone e come sta trascorrendo la settimana la squadra?

“Sarebbe fin troppo facile fare l’elenco delle scusanti di questo momento che possiamo definire negativo solo per i 90′ di Novara dove non c’è possibilità di accamparne. Sia per merito dell’avversario e sia per una serata storta di qualcuno dei nostri, trasformata poi in serata storta per tutti. Però credo che sia opportuno tenere in considerazione un fatto: sicuramente non sarà sfuggito che, dalla prima gara di campionato, il tecnico non ha potuto mettere in campo la stessa formazione. Per un motivo o per un altro. Questo allenatore ha dovuto affrontare le prime sei gare in trasferta, ha dovuto cambiare assetto tattico e rimodulare i piani tattici dell’estate. I risultati non possono essere definiti negativi. Se mettiamo in conto tutto, questo è un buon punto per ripartire necessariamente. E poi se la squadra appare troppo brutta non si può che migliorare”.

Cosa significa la mancanza di gol delle ultime tre partite?

“Credo che per quanto riguarda la partita con la Cremonese, viene facile dire ‘se ci fosse stato Daniel’… La squadra ha giocato a lungo molto bene, con Daniel avrebbe sfruttato sicuramente un certo tipo di occasioni. C’è stata imprecisione, è vero. E poi dobbiamo fare un’altra considerazione: il professionista, l’attaccante che fa gol nello stadio nuovo sicuramente può provare un certo brivido considerato appunto che era la gara di esordio. Se la squadra c’ha messo un po’ di tempo a carburare molto è dovuto proprio a quella sorta di emozione che prende tutti quando si sale su un nuovo palcoscenico. Tutto sommato, se andiamo a fare i conti da quando è iniziata la stagione ufficiale, quella di domenica sera a Novara è stata la prima partita non giocata”.

Nonostante tutto, primi in classifica. E leggendo proprio la classifica ritiene che il campionato sia livellato in basso?

“Ci sono due analisi da fare. La prima: in questa stagione stiamo viaggiando come negli altri campionati ma al momento non si è materializzata la squadra rivelazione che ha creato il vuoto. Io credo che il  livellamento di quest’anno sia verso l’alto, piuttosto. Il Frosinone è costruito nella testa di tutti per essere competitivo ma bisogna fare i conti con eventuali sorprese. Ecco perché il campionato per me è livellato in alto, al contrario”.

Quali sono le variabili che incidono di più in un campionato come questo? 

“Nessuna squadra in nessuna categoria ho ragione di credere abbia ottenuto un risultato finale senza essere accompagnata da situazioni altalenanti, al di là dell’esito finale. Voglio ribadire che non siamo stati fortunatissimi,  per l’impossibilità di giocare per due volte con la stessa squadra. Il progetto-squadra è nato su due capisaldi: cercare di far rendere al massimo questo gruppo e sul coraggio del tecnico di mettere in campo i tre pezzi dell’attacco insieme. Magari un tecnico meno coraggioso e più metodico avrebbe detto: due giocano e uno va in panchina, con un modulo più sereno e meno rischioso. Bisogna dare atto al tecnico di mettere sempre in campo i migliori. Ma l’operazione di rodaggio è stata minata nella sua evoluzione da queste assenze che ci hanno impedito di concludere un certo discorso. Se parliamo di componenti esterne, quando una squadra arriva al suo obiettivo significa che si sono verificate anche delle contingenze positive, inclusa l’integrità dei giocatori. Ho visto squadre con 15 giocatori importanti vincere tutto e squadre con 25 giocatori che non ha ottenuto risultati per i troppi infortuni”.

Stadio nuovo, rosa altamente competitiva, il Centro Sportivo: le avversarie come ci affrontano? In testa hanno la squadra da battere a tutti i costi per questi motivi…

“E’ chiaro che questa è una cosa che sta cominciando a farmi fastidio – e qui Salvini scandisce bene i concetti -. Detta da noi ha una valenza, detta da altri suona come un ‘gufaggio’ che rispedisco al mittente. Abbiamo messo su una squadra con ambizioni di giocarsela fino alla fine, una squadra che è consapevole di avere dei valori ma, come ho sentito dire in giro, per essere classificati come la Juventus della serie B ci sarebbe bisogno di quelle avversarie che ha la Juventus. La Società può pensare di costruire il meglio. Poi ci sono anche gli avversari, ci sono le partite da giocare, ci sono le classiche variabili da affrontare di volta in volta, ci sono anche gli avversari. Ecco perché ripeto fino alla noia che questo campionato è livellato in alto”.

In queste prime giornate si è fatta un’idea di quali sono le squadre potenzialmente più quotate?

“Ho questa deformazione, conosco la classifica solo perché qualcuno me la sottopone ogni tanto o perché mi capita di sfogliare i giornali. Non riesco a fare questi conti prima che manchino 10 giornate alla fine del campionato. Perché per trasformare una stagione da presunta positiva a positiva bisogna fare i conti. I conti veri. E come noi questo discorso vale anche per gli altri. I valori assoluti usciranno fuori nel girone di ritorno, non prima. In questo campionato manca per ora la squadra che vince 5 partite di fila. E probabilmente questo non avviene perché è aumentato il tasso tecnico e il valore degli avversari”.

E’ il momento dei messaggi, parecchi di critica per quella sconfitta di Novara. E poi un messaggio che rimette le pedine, pardon l’amore per questi colori, al loro posto: “Sabato col Palermo stadio pieno”.

Direttore, su questi messaggi negativi incide forse la paura dello scorso anno?

“Proprio perché alla fine ciò che emerge è l’affetto per i colori del Frosinone, quello che non accetto sono le critiche che arrivano da altri, al di fuori dal nostro ambiente. Perché lì non c’entra il tifo ma quella si chiama strategia di destabilizzazione. Non sono d’accordo con alcuni messaggi. Probabilmente a Novara c’è stato il vero black-out a tutti i livelli, compreso anche l’errore del singolo. Ma credo che questa squadra abbia dimostrato qualcosa di buono e come ho detto il lavoro non è stato completato proprio per i motivi spiegati in precedenza”.

Ancora messaggi in redazione: si strizza l’occhio alla debacle del Perugia con la Pro Vercelli. Per il tifoso, anche quello più arrabbiato, ci deve essere sempre chi sta peggio.

Tra i discorsi fatti nelle ultime settimane, qualcuno ha ‘pizzicato’ Daniel Ciofani. Ora tutto lo rimpiangono. In un campionato, certi giudizi affrettati danneggiano i calciatori. Lei cosa ne pensa?

“La partita di un calciatore non può essere circoscritta ed essere soppesata su un gol in più o un gol in meno. A me tante volte è capitato di fare i complimenti a Ciofani per il grande lavoro svolto a tutto campo. Daniel è uno dei pochi ‘highlander’ nel calcio italiano capace di fare reparto ed essere utile tatticamente alla squadra dall’inizio alla fine di una partita. Ecco perché chi è passato sulla panchina del Frosinone ha cercato sempre di mandarlo in campo. Un giocatore che ha raggiunto i suoi obiettivi prefissati da ragazzino e che si spende come un ragazzino è da ammirare”.

I giovani del Frosinone. Un giudizio.

“Fondamentalmente il comportamento di un tecnico lo disegna la strategia della società. Quest’anno al tecnico è stato chiesto, direttamente dalle parole del presidente Stirpe, di valorizzare i ragazzi che ha in organico. Per tenerli lì, la società ha capito che hanno delle qualità. E se poi ci si mette anche la predisposizione a saper lavorare con quel tipo di giocatori da parte un allenatore che arriva dal settore giovanile, allora la scintilla può scoccare veramente. Quando vedo Longo riprendere un giocatore giovane, sono felice. E sapete perché? Con quel metodo che il tecnico concentra su di loro l’attenzione perché sa che potranno aiutare la squadra a raggiungere gli obiettivi”.

Quanto è importante aver acquistato un giocatore… francese, un certo Bringhentì? Lei ne parlò in questi termini a luglio.

“Brighenti è un ragazzo che gode della stima e fiducia da parte di tutti. La sua duttilità può portare il mister a poter pensare di utilizzarlo in diverse situazioni. Lo dissi in estate, questo suo ritorno è bello per tanti motivi e da grande professionista qual è non ha perso un grammo della sua voglia di stare su quel campo”.

Sabato arriva il Palermo, gara di altissimo profilo. Cosa pensa di questa gara?

“Cerco di dare la risposta che darebbe un calciatore: queste sono le partite che non hanno bisogno di ulteriori motivazioni. E come tutte le partite vanno affrontate con la giusta testa per capire se sei in grado di competere a certi livelli. Il Palermo, con il Bari, è la squadra più blasonata della serie B. La sfortuna del Frosinone è che avremmo potuto incontrarli prima, magari. Quindi la polemica circolata del prospettato rinvio che non sarebbe stato accolto non esiste, semplicemente perché quella di non prevederlo è una  norma votata da tutti nell’ultima assemblea di Lega”.

Torniamo allo stadio. Come procede l’ambientamento nella nuova casa?

“Al momento siamo stati sfrattati dal giardiniere, non ci ha concesso di fare l’allenamento del giovedi. Ma debbo dire che il nostro specialista ha fatto delle cose strabilianti sui campi. E poi fatemelo dire: l’effetto speciale, quel campo, quella struttura, lo provocano sui nostri giocatori ma anche sugli altri. Credetemi”.

Come procede il recupero di Luca Paganini?

“L’ho sentito ieri, era contentissimo. Sta cercando di bruciare le tappe. L’anno scorso per lui ci fu un percorso incredibile. Ma a tal proposito voglio fare delle sottolineature: quando il chirurgo parla di recupero fa riferimento al recupero all’attività. Poi ci sono quei 30-40 giorni che servono al giocatore per riprendere confidenza con il pallone, con il campo, con le misure e la partita. Io credo che con qualche giorno di ritardo avremo il regalo di Natale e dopo la sosta sono sicuro che tornerà in campo”.

La serata dell’inaugurazione e con la Cremonese hanno mostrato un effetto del ‘Benito Stirpe’ davvero speciale, gremito. Con il Palermo sarà la stessa immagine? E durante la stagione puntate a tenervi su questi stessi grandi numeri?

“Sono uno di quelli che può vantarsi di aver costruito quest’oasi. Dal deserto. E quando era deserto, il Matusa appariva fin troppo grande. C’è stata in questi anni una trasformazione importante. L’epoca-Stirpe nel corso delle stagioni ha posto il Frosinone tra le realtà solide e stabili a certi livelli del calcio italiano ed ha fatto crescere delle giovani leve del tifo. Per loro il Frosinone è diventata la squadra del cuore. Ricordo che quando le cose andavano bene al Matusa si toccavano le 4.000-5.000 unità ma quando le cose andavano male si scendeva improvvisamente a 1.200 presenze. Ora questo zoccolo duro di presenze è salito a 5.000 tifosi, alle spalle c’è proprio il lavoro compiuto in questi anni di gestione Stirpe. E’ c’è stata anche una assunzione di maturità, perché il tifoso vero è quello che tifa per la propria squadra, che dà il suo apporto a prescindere dal risultato. Per rispondere alla domanda, penso che nella stagione attuale ci potrà essere qualche flessione ma sarà minimale anche perché sono certo la squadra farà il suo dovere fino alla fine. Le mie paure iniziali di passare dal ‘troppo piccolo’ al ‘troppo grande’ sono state disattese e sono contento”.

Abbiamo notato un particolare che vale la pena di evidenziare, un piccolo-grande retroscena. Tra un tempo e l’altro della partita contro la Cremonese il presidente Stirpe è venuto in tribuna stampa, ci ha chiesto se era tutto in regola, si è informato…

“Che il presidente Maurizio Stirpe sia uno degli imprenditori più illuminati di questo territorio e a livello nazionale credo che lo abbia ampiamente dimostrato. E’ uno che, fatemelo dire, la bolletta delle sue illuminazioni la paga da solo e non se le fa pagare da altri. Ha voluto regalare a questa Città un gioiello che la qualificasse, le desse la più bella immagine ed ampia risonanza. E come si fa per tutte le creature che emettono il primo vagito, lui controlla tutto, passo dopo passo. Il presidente tante cose mi ha insegnato in questi anni: una di queste è non pensare che i dettagli siano solo dettagli in quanti tali perché spesso sono più importanti di quanto non si possa pensare. Lui quella sera che voi avete raccontato, oltre a controllare quella che è la sua creatura, cercava il consenso di tutti. Come dire: abbiamo fatto una bella cosa. E’ proprio così”.

Direttore, un saluto ai tifosi del Frosinone.

“Lo hanno fatto in tanti. E non è così scontato che il tifoso sia riconoscente nei confronti di un presidente che fa sacrifici. Al di là di tutto il bene che ci hanno dimostrato, quello per cui li ringrazio è l’emozione che gli hanno regalato quel giorno della partita con la Cremonese. Indelebile”.

Ufficio Stampa

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