SENZA PAUSE E DIETROLOGIE, AL ‘FRANCHI’ PER RESTARE ANCORA DENTRO LA BATTAGLIA

 In MAGAZINE - IL PUNTO

Il campionato non accetta pause. Il Frosinone prende ancora gol ma stavolta ne fa uno in più. La prima volta in questa stagione. Si è dovuto attendere la 30.a giornata, il 4 aprile 2019, per incamerare tre punti sul proprio terreno. Stavolta non si può parlare di approccio giusto perché si è vinto ma solo perché l’approccio – giusto o sbagliato che sia – nel calcio non esiste. E’ un luogo comune che va sfatato, esattamente come il Frosinone ha fatto cadere il tabù dello zero alla casella vittorie in casa. Diciamocela con il cuore in mano: il Frosinone non ha lasciato punti per strada con Lazio (due volte), Roma, Torino (due volte) e prima ancora col Milan. In quei casi – anche se la Dea Bendata è stata davvero maligna con i giallazzurri – si può anche mettere in conto che la differente qualità alla fine possa contare qualcosa nell’economia del risultato. Il Frosinone i punti sanguinosi li ha lasciati a Verona col Chievo il 29 dicembre 2018, ad Empoli di recente e con la Spal in casa. E prima ancora con il Cagliari in casa nel girone di andata. Senza voler fare eccessiva dietrologia, 8 punti comodi, con la pipa in bocca. Frosinone verso la salvezza, Empoli tirato più giù, dal Bologna alla Spal con le vertigini. Ecco come cambia un campionato nella lotta salvezza. Ma meglio non leggere più quelle pagine voltate, una volta per tutte. L’obiettivo è non avere più rimpianti di quanti già non ve ne sono. Come – non si può negare – 1 punto in 8 partite ad inizio stagione: pià di un macigno, una montagna addosso.

IL RESTO DELLA GIORNATA – Il resto della giornata ha detto che la Juve in Italia è fuori concorso ma adesso deve gestire oltre al rientro di Ronaldo anche il carattere fumantino del nuovo Balotelli, al secolo Moise Kean. Una randellata di Bonucci e una di Allegri sistemeranno le cose nel silenzio della Continassa. Quanto ai buu razzisti è il caso di applicare le leggi esistenti: negli stadi di calcio ci sono le telecamere ovunque, sale Gos che sono vere e proprie unità di Crisi. E’ sufficiente fermare i fotogrammi, identificare i responsabili ed agire di conseguenza.

Tornando al calcio giocato basta invece poco per un allenatore bravo ma vincente,  molto oltreconfine, come Ancelotti a passare troppo presto da Re di Napoli a tecnico da esonerare dopo la sconfitta di Empoli. Come dire: può un cammello passare per la cruna di un ago? Evidentemente sì se gli azzurri con la testa all’Arsenal abbiamo fatto da comprimari ai toscani. L’Inter dalle stalle alle stelle, ritrova gol, vittoria e Icardi in casa di un Genoa che se non avesse battuto Lazio e Juve sarebbe in piena zona retrocessione. Ecco, appunto, i miracoli di due vittorie. Il Milan pareggia con l’Udinese, perde Donnarumma e Paquetà e Gattuso va di nuovo sulla graticola dopo che di lui si parla come ipotesi alla Roma. Precipita il Bologna che in casa dell’Atalanta (orobici dentro la zona Champions) ne prende 4 in 14’ del primo tempo (ma i rossoblu hanno dalla loro parte le sfide interne con Chievo ed Empoli e stranamente Mihajlovic stavolta non rimprovera nessuno per non appenderli tutti al muro) e affonda definitivamente il Chievo che torna dalla trasferta in casa del Sassuolo con altrettante 4 reti. Nella giornata di domenica la Spal ringrazia il Var e batte una Lazio double face che fa e disfa nel giro di pochi giorni mentre la Roma di Ranieri ancora troppo febbricitante va avanti ad aspirine e fa 2-2 in casa con la Fiorentina. Il Torino risale sulla giostra d’Europa e batte la Samp.

IL VAR, GLI ASSISTENTI, TEMPI E METODI – E’ allo studio avanzato l’impianto di una grande sala Var a Coverciano. Il Grande Occhio sulla serie A (e forse sulla B). E l’inserimento di un Organico di uomini Var, distinti e separati dalla classe arbitrale. La centralità è una bella cosa ma da non confondere mai con l’accentramento di potere. Oggi intanto per una partita di calcio si scomodano ben 6 figure professionali: 1 arbitro, 2 assistenti, 1 IV Uomo, 1 uomo VAR, 1 Assistente VAR. Venti anni fa erano 3 e il ruolo del famoso guardialinee era fondamentale. Oggi all’assistente dell’epoca Var non resta che segnalare i falli laterali, calci d’angolo, qualche offside anni luce dal cuore dell’area di rigore e qualche fallo proibito. Per il resto meno male che la tecnologia c’è. Anche se molto rivedibile sui termini e tempi di impiego e sullo scostamento delle misure da verificare. Nove minuti di attesa per una decisione sono un’enormità nel calcio moderno. E un piede che calza il numero 44 invece che il 40 non può essere l’elemento decisivo a determinare il gol o non gol per fuorigioco.

AL ‘FRANCHI’ PER STARE ANCORA DENTRO LA BATTAGLIA – Otto giornate alla fine, domenica sfida al ‘Franchi’ di Firenze. Ancora una volta all’ora di pranzo come nella prima stagione di A. Partita da giocare senza ‘se’ e senza ‘ma’, diversamente da quella volta. Per Baroni e parte del suo staff è amarcord perché Firenze è casa loro ma baci e abbracci dovranno lasciare posto a concentrazione, cattiveria, furbizia e pure il mestiere. Tutti figli legittimi dell’ultimo barlume di speranza. E chi va in campo dovrà tradurre quella miscela esplosiva nell’unico modo possibile: vincere.

Giovanni Lanzi

 

 

 

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