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STIRPE AI TIFOSI: “SIAMO ALL’INIZIO DI UN PERCORSO, LA SERIE A PER ORA E’ UN’ECCEZIONE. DOBBIAMO CRESCERE TUTTI”

FROSINONE – E’ il momento delle domande dei cronisti. In riferimento ancora all’esperienza dell’ormai ex tecnico giallazzurro. Ma soprattutto alle strategie che questa ‘governance’ del Frosinone dovrà seguire nel perimetro di scelte finanziarie ben definite. La serie A non considerato un approdo ma un punto di partenza sul quale edificare una crescita generale, da parte della Società, della Città,  della provincia, dei tifosi.

Presidente, ci sono altre responsabilità oltre che dell’allenatore?

«Ci sono le responsabilità di tutti. Forse dimenticate quello che vi dissi tempo fa. Le prime responsabilità sono le mie, poi dei miei collaboratori, quindi l’allenatore e i giocatori. Quando le cose non funzionano non c’è un capro espiatorio. Evidentemente il progetto non dà i risultati che uno si aspettava. E non riusciamo ad esprimere le potenzialità che ci aspettavamo. Certe scelte le rivendico e non le considero sbagliate. Se le contestualizziamo ad oggi dico che sono sbagliate ma 5 mesi fa non lo erano. Furono fatte tutte a ragion veduta, ci sono i motivi nome per nome. Scelte compiute da parte del presidente, del Responsabile dell’Area tecnica, dei Direttori Sportivi e dell’allenatore. In questo momento i fatti ci hanno dato parzialmente ragione. Quando parlo di oggettività, mi riferisco ad un altro aspetto: nelle prime 8 giornate abbiamo ottenuto 1 punto, nelle seconde 8 abbiamo fatto 7 punti. E aggiungo che nelle seconde otto abbiamo perso con Inter a Milano e Napoli al San Paolo e il primo tempo col Sassuolo, una signora squadra, non è stato affatto da censurare. Nel secondo tempo qualcosa non ha funzionato. C’è stata un’errata valutazione di certi segnali e il combinato disposto tra i cambi effettuati e la forza dell’avversario ha fatto emergere ancora di più il potenziale del Sassuolo. E noi siamo sprofondati oltre i nostri demeriti».

Ci spiega errori e le responsabilità nel dettaglio?

«La decisione di esonerare l’allenatore esula dalla valutazione degli errori: esiste una incompatibilità ambientale con l’ambiente, i tifosi. Non possiamo non guardare a quello che succede. E la Società non poteva non assumere questa decisione. Mi dite: questa era la migliore decisione per correggere questi errori? Vi dico di no. Però era l’unica possibile in questo momento. Capitolo errori, ripeto ancora una volta quello che ci è accaduto in questi sei mesi. Nella storia c’è sempre la ragione delle cose che succedono. E’ finito il campionato il 16 giugno ma la vicenda del Palermo ha condizionato le scelte della Società fino al secondo grado di appello. E il giorno 8 luglio siamo partiti per il ritiro. A proposito di mercato, visto che il Frosinone non è la Juve dove tutto vogliono andare a giocare. E nel panorama che conta il Frosinone ancora rappresenta qualcosa ma non rappresenta una piazza appetibile a certi livelli per giocatori di un certo spessore. E’ stato necessario prendere gente che aveva voglia di mettersi in discussione. Abbiamo preso quindi i primi 6 giocatori che servivano per completare i tasselli e siamo partiti per il Canada, un impegno assunto a marzo. Questa è programmazione, gli impegni non si possono disdire. Noi non siamo il Liverpool o il Manchester United che sono in grado di poter annullare una tournee. Quando la squadra è tornata ai primi di agosto abbiamo completato il mercato. Ci accusano che abbiamo preso 16 giocatori. Vi rispiego ancora la storia di Ardaiz, Pinamonti e Cassata? Sono stati una conseguenza dell’infortunio di Dionisi. I primi due sono arrivati per prendere Dionisi, il terzo è stato una intuizione dell’ultimo minuto. I presidenti vengono accusati, che prendano o non prendano giocatori. Quando abbiamo optato per questa scelta di mercato avevamo 4 giocatori fuori per infortunio: D. Ciofani, Dionisi, Paganini e Gori. E se abbiamo deciso di allungare la rosa volevamo avere le spalle coperte. Poi diciamo che alcuni giocatori non hanno reso quello che volevamo. Hallfredsson ad esempio non lo abbiamo visto, prima per l’infortunio e poi la sua condizione strutturale permanente lo ha portato all’intervento chirurgico al quale si è sottoposto di recente. Con chi ce la dobbiamo prendere? Con i medici che lo hanno visitato? Quando lo sottoposero a visita stava bene. Alcuni giocatori importanti come Campbell hanno ricominciato la preparazione il 15 di agosto dopo aver disputato i Mondiali. Questa situazione ha determinato un ritardo di condizione almeno di un mese. Il Frosinone, se ricordate, ha cominciato a giochicchiare col Genoa. Certi percorsi non possono essere accelerati. E ricordate che abbiamo preso il meglio di quello che si poteva per il Frosinone. Ah, aggiungo anche che non abbiamo badato a spese. Noi non spendiamo, noi ci guadagniamo? Ci rimettiamo fuori di milioni. E comunque la situazione è questa: combinato disposto di ritardi, acquisti che non hanno reso come pensavamo e un pizzico di sfortuna che in queste cose c’è sempre. Ritengo che non si può essere soddisfatti ma ci sono le condizioni per combattere fino alla fine. Noi comunque già da 10 giorni avevamo deciso con i  miei collaboratori di potenziare la squadra, a prescindere di quanti punti avremo alla fine del girone di andata. Abbiamo rispetto di chi ha investito del Frosinone, lo faremo fatto anche se alla fine del girone di andata il Frosinone avrà 8 punti».

Lei ha parlato di incompatibilità con l’ambiente da parte dell’ex allenatore ed ha parlato di atteggiamento cafonesco. Per caso lei non ha visto una mancanza di fuoco sacro ed una mancanza di reciprocità nel colloquio che avete avuto domenica sera?

«Con l’allenatore ho discusso solo del cambiamento di assetto tra primo e secondo tempo. Secondo me nel primo tempo la squadra aveva fatto bene e    fossi stato io l’allenatore non avrei cambiato. Lui ha visto le cose diversamente, i fatti non gli hanno dato ragione. Ma quando però si viene randellati in continuazione sia sui giornali che dalla gente, alla fine si spegne l’intensità, vale per tutti. E prima di questo trittico ho pensato di ravvivare la fiamma dell’energia e dare la possibilità di dare dei segnali agli attori. Adesso vediamo: anche gli altri (i giocatori anche se non li nomina direttamente, ndr) si debbono mettere in discussione, visto che tutti lo siamo stati e lo siamo».

Presidente, non sembra il caso fare di ogni erba un fascio quando parla di stampa.

«A me non piace essere elogiato quando le cose vanno bene, quando ci sono le cose negative, onde evitare di accentuare i danni che già le situazioni negative producono, l’unico invito che faccio è ad essere oggettivi. E trovare le ragioni delle cose, appunto, in maniera oggettiva. Senza scambiare mele e pere, cause con effetti e creando un clima che può indurre la gente a pensare che qui la gente chissà cosa fa le cose chissà per quali fini. Qui le cose sono state fatte nell’interesse di far crescere questa Società e dare un segnale di crescita al territorio».

A proposito di incompatibilità, di ansietà: dopo oltre 15 anni la stragrande maggioranza della tifoseria non sembra essere dalla sua parte, presidente Stirpe. Che segnali sono questi?

«Dopo tanti anni i rapporti non è detto che debbano crescere di intensità. Magari ci si stanca. I tifosi si possono stancare dei presidenti ma anche i presidenti possono stancarsi dei tifosi, non ci vedo nulla di male. Probabilmente qui il discorso dello Stadio e delle infrastrutture ha suscitato attese che evidentemente debbono essere corroborate da altri elementi. Noi siamo all’inizio di un percorso e non certamente alla fine come possono pensare i tifosi. Al momento la serie A per Frosinone è un’eccezione e non una regola. Per farla diventare una regola si deve creare tutta una struttura coesa e organizzata, compreso i tifosi. Se questa struttura cresce, crescono anche le possibilità di stare stabilmente in serie A. Se tu vuoi competere, devi avere le risorse. Vi dico di più: le differenze tra serie C e serie B ci sono ma mai quanto le differenze tra la serie B e la serie A. Passate in rassegna tutte le società che ogni anno vengono promosse e guardate che è rimasto in A in un modo stabile: è il Sassuolo, una squadra-azienda grazie all’imprenditore che la presiede. Una cosa diversa dal Frosinone, anche per forza dell’imprenditore che la presiede. Quando il Sassuolo venne in A alla fine del girone di andata era come il Frosinone adesso, poi ci furono degli investimenti forti che noi ancora non possiamo fare. Non me ne vergogno, io posso spendere questo. E non metto a repentaglio la mia attività imprenditoriale. E se oggi i tifosi non si accontentano più, è un problema dei tifosi. Sennò il Frosinone non sarebbe dove è se io non avessi fatto bene il mio dovere, se non avessi espletato la mia funzione. E ogni tanto fare i paragoni con città più importanti fa anche bene. E sarebbe il caso anche evidenziarle. Potrebbero servire alla gente per capire».

Giovanni Lanzi

  • seconda parte

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