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TRA STORIA, LETTERATURA E GLI INSEGNAMENTI DELLA ‘SIGNORA OMICIDI’

Chiamali se vuoi insegnamenti. Perché nella vita come nello Sport (e quindi nel calcio visto che non parliamo di gioco delle freccette o delle bocce) nulla è inventato. Basta solo saper clonare atti, fatti e mentalità da chi ne sa qualcosa di più. E allora prendiamo tutti esempio dalla Juventus che solo oggi pomeriggio, nel lungo ‘the D’-day’ che ha fatto da anche da addio struggente al grande Gigi Buffon, aprirà le porte ai festeggiamenti. Non a caso si chiama Signora Omicidi’, con il massimo rispetto per una grande del calcio mondiale. Perché semplicemente non perdona. Perché allontana gli adulatori. Perché costruisce una mentalità calcisticamente ‘assassina’. Perché non festeggia mai prima, anche quando le hanno messo sul piatto placcato d’oro lo scudetto. Perché ramazza anche la polvere. Perché veste l’abito della festa esattamente come fa con un jeans strappato e una maglietta sdrucita. Perché non dice ‘gatto se non lo ha nel sacco’. Chiamali se vuoi insegnamenti, appunto. Da mandare a memoria, ed anche abbastanza rapidamente. Perché per il Frosinone di Moreno Longo nulla è perduto anche se la scudisciata sulla pelle non si potrà dire che non faccia un male boia.

C’è la storia. E i precedenti dell’ultimo atto,amaro come il fiele per il Frosinone, non sono solo quelli di ieri (col Foggia) e dell’altro ieri (a Benevento esattamente un anno fa e ben prima del 29 maggio con il Carpi). C’è una ampia casistica. Quei precedenti si perdono nelle menti di chi sa che festeggiare prima è una cosa che non si fa per mille motivi. Non si fa per i ricordi diFrosinone-Giulianova 2-2 (il pari al 90’ fruttò la promozione agli abruzzesi) dell’aprile ’94 in serie D, non si fa per Frosinone-Albanova 1-2 (costò la promozione diretta in C1) dell’anno successivo.

E c’è la letteratura. Col calcio va amabilmente a braccetto. Jean Paul Sartre scriveva cheIl calcio è metafora della vita, secondo il grande Osvaldo Soriano il pallone giocato “ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce”. E  un famoso tifoso del Totthenam, Salman Rushie, quello dei versetti satanici, scrisse che “il calcio è un amore monogamo, fino a morte che non ti separi ed essere tifosi ha un sapore particolare: significa supportare decenni di disillusioni”. Appunto, ‘metafora della vita’, ‘ragioni misteriose’, ‘disillusioni’. Tutti vortici dai quali bisognerà uscire con il massimo delle forze per non dare ragione a quanto accaduto tra il minuto 43 e 30” e 43’ e 40” del secondo tempo di Frosinone-Foggia. In quei 10” si è condensato quanto di negativo accade nemmeno nell’arco di una partita. Ci dovranno mettere tutto e di più Moreno Longo e i suoi ragazzi. Senza badare troppo per il sottile. Imbracciando la scimitarra, mettendo da parte quell’eccesso nell’uso del fioretto che ti fa ‘gran signore’ ma spesso non ti fa vincere un beato niente. La partita della vita chiusa con zero cartellini gialli è troppo fioretto e poca scimitarra. Alla fine, chiamali se vuoi insegnamenti.

Giovanni Lanzi

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