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UN CHIRURGO CON IL BISTURI-LASER DI PRECISIONE ‘ALEGGIA’ SUI CAMPI QUANDO GIOCA IL FROSINONE

Una grande prestazione tecnico-tattica-atletica, zero punti. ‘Houston, we’ve a problem’, allora. Non proprio. Ancora un episodio infatti, anzi due per la precisione, a lasciare quel retrogusto inconfondibile di amarezza per una sconfitta immeritata. Cose che  rafforzano l’idea – “a pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina” diceva Giulio Andreotti – che un chirurgo con il bisturi-laser di precisione aleggi anche sui campi di calcio della serie A quando gioca il Frosinone e non solo nelle sale operatorie degli Ospedali. Il Frosinone vittima sacrificale, di fronte la ‘noblesse oblige’ del calcio italiano: e così dopo quanto accaduto con il Milan (contatto di Crisetig su Çalhanoglu… più o meno due giorni prima, al ristorante, sull’azione del fallo da rigore poi negato), tocca anche alla Lazio scamparla di lusso al ‘Benito Stirpe’. E dire che non… pioveva in nessuna delle due occasioni e quindi la Var (a proposito, decidano i ‘genitori’ di questa macchina infernale, una volta per tutte, se è maschio o femmina, ndr) non avrebbe mai potuto avere un malfunzionamento per… condensa o umidità. Scherzi a parte, sarebbe interessante capire cosa ha visto di “tutto chiarissimo…” il signor Fabbri di Ravenna al 25’ del primo tempo soprattutto in considerazione del fatto che – dopo l’intervento della tecnologia – l’azione è ripartita con una punizione per la Lazio. Se Ciano avesse simulato, allora andava ammonito. Anche perché immaginare un fallo di Ciano sull’angolano della Lazio sembra abbastanza complicato. E sarebbe altrettanto interessante comprendere perché non abbia valutato – il soggetto è sempre il signor Fabbri di Ravenna, giusto per non perdersi – nemmeno da cartellino giallo un fallo di Parolo sulla tibia destra di Valzania al 10’ della ripresa, quando già il rosso sarebbe stato già un premio per il biancazzurro, già ammonito nel primo tempo.

A PROPOSITO DI VAR – Pubblichiamo senza alcun commeto due passaggi contenuti ne ‘I principi fondamentali’ del protocollo d’uso della tecnologia. La (o il) VAR è usata soltanto per quattro categorie di situazioni (reti, calci di rigore, espulsioni dirette, scambio di identità), e soltanto quando un chiaro errore è stato commesso dall’arbitro centrale. E ancora, si scrive nel protocollo: soltanto l’arbitro può iniziare una review, tutti gli altri ufficiali di gara, inclusi i VAR, possono solo suggerire che sia iniziata una review.

QUESTA LAZIO ‘IRRIPETIBILE’ DUE VOLTE NON CAPITA PIU’ – Al capitolo rimpianti o recriminazioni ci sono anche altri due aspetti. Che esulano da componenti esterne. Il Frosinone lunedi sera ha messo sotto la Lazio non solo sotto il profilo del gioco ma anche collezionando almeno tre nitide palle gol che gridano vendetta al cospetto di Dio. Della serie: se una Lazio non proprio brillante e molto sulle gambe ti lascia spazi vitali nella zona rossa, bisogna approfittarne. Bisogna fare obbligatoriamente ‘messe’ di gol non solo al Bologna (4), alla Spal (3) o all’Empoli (3) sui 16 totali realizzati dai canarini. Era già accaduto nella gara di andata all’Olimpico: la squadra di Inzaghi in tono molto minore, tanto prevedibile e pure irritante ma quel Frosinone non seppe approfittarne anche per i molti errori di mira nella prima frazione di gioco e pure per il solito tocchetto in area, di Lulic sul piede di Ciano verso il 90’. Corsi e ricorsi storici. Una Lazio in quelle condizioni se capita a tiro una volta va castigata, se addirittura ricapita 19 partite dopo è un delitto non approfittarne.

QUATTRO PUNTI, IMPRESA PER LA SCOSSA – Baroni se l’è giocata di fino, come meglio non avrebbe potuto anche in considerazione della lunga lista di assenze che gli hanno decimato soprattutto la difesa. Ha messo in campo tutto quello che aveva un senso mettere – compreso Viviani che ha giocato di sacrificio e sostanza in attesa che emerga la sua grande qualità – e nel finale si piazzato con 4 attaccanti di ruolo. Spostando la coperta, mostrando quindi buona duttilità.  Lazio col fiato corto ma salvata da Strakosha, qualche murata della difesa, annessi e connessi. Si volta pagina, magari provando a fare gli straordinari sul campo per acquisire sicurezza e cercando di allungare quel braccino corto che ogni tanto emerge random in tutti i reparti. I cinque punti di distanza dalla salvezza non sono una distanza siderale. Ma tra Sampdoria (a Marassi), Juve (all’Allianz), Roma (in casa) e Genoa (a Marassi) questo Frosinone deve cercare un’impresa che mette sul piatto 4 punti complessivi. Per due motivi: per dare un segnale prima di tutto al proprio interno, ai tifosi, all’ambiente a tutto tondo e poi per lanciare un messaggio all’esterno. Al resto potrebbe pensare anche un campionato che nel basso non allunga perentoriamente, tranne il Bologna che paradossalmente ha beneficiato della scoppola casalinga con i canarini mandando a casa un allenatore (Inzaghi) non a caso sui carboni ardenti dalla prima giornata e prendendo il classico tecnico di garanzia (Mihajlovic).

Il prossimo turno mette di fronte una gasatissima Samp a ‘Marassi’. Forse la squadra che tatticamente è la migliore espressione della massima serie, anche se reduce dal netto 3-0 del San Paolo. Guai a rispolverare i fantasmi, il Frosinone deve proseguire sul cammino di crescita, dimenticando quello che è stato e che poteva essere. Magari associando ad un’altra grande prestazione tecnico-tattica-atletica, punti pesantissimi.

Giovanni Lanzi

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