MASSIMILIANO MARTINO, OBIETTIVI E SOGNI

 In Breaking News, Prima squadra

“Alla scoperta del mondo Frosinone…”, la rubrica periodica che ci permetterà di andare alla scoperta delle diverse figure professionali all’interno del Frosinone Calcio che lavorano lontano dai riflettori della ribalta quotidiana, prosegue oggi con Massimiliano Martino, dall’estate del 2016 nella famiglia giallazzurra. Oggi è il Responsabile dell’Ufficio Stampa del Club giallazzurro. Romano, il Calcio che scorre nelle vene a fiumi, lo Sport una ragione di vita, una laurea in Lettere con tanto di Specializzazione oltre ad ottime competenze nel settore informatico. Di tutto e di più.

Massimiliano Martino davanti ad un buon caffè racconta la sua bellissima storia che sfocia quasi naturalmente nel Frosinone. Anni importanti della sua vita professionale, un percorso che ti parte comunque da lontano. “Esattamente era il maggio del 2016. Il Frosinone era reduce dal suo primo campionato di serie A. Incontrai durante una partita di calcio del torneo ‘Beppe Viola’ l’allora dg giallazzurro Ernesto Salvini. In quella conoscenza e il primo colloquio mi disse che c’era la possibilità di collaborare con il Club. Ci incontrammo altre due volte, mi ricordo ancora a Roma e poi a Frosinone. E, praticamente con l’avvio della stagione di serie B, iniziai a lavorare con la Società. All’epoca gestivo il sito internet del Club, poi sono passato all’Ufficio stampa e quindi Responsabile Comunicazione”.

Massimiliano ha 38 anni, una ‘vita’ intera nel mondo del calcio. E la storia è di quelle che vanno messe nel salotto di casa a tutta parete, dentro una cornice placcata d’oro: “Ho giocato al calcio da sempre fino a 30 anni. A livello giovanile ho fatto tutta la trafila alla Lodigiani, dall’età di 6 anni fino agli Allievi Nazionali. C’è stata anche mezza stagione alla Viterbese, prima del trasferimento alla Primavera della Fermana. La mia storia calcistica tra i professionisti mi ha portato fino alla serie C con il Sora e la stessa Fermana, anni che mi hanno fatto crescere a livello umano e mentale. Nel Club bianconero ho avuto come allenatori Eziolino Capuano, Sciannimanico, Di Pucchio. In precedenza, a Fermo, giocavo nella Primavera e il mio tecnico era Mora, da poco scomparso. In quella stagione, la prima squadra stava retrocedendo dalla serie B e così decisero di far esordire qualche ragazzo della Primavera, giocai anche una partita tra i Cadetti. L’allenatore era Ivo Iaconi che ha scritto pagine bellissime di calcio proprio qui a Frosinone, con la prima storica promozione in B e la salvezza la stagione successiva.  Dalla Fermana andai al Sora, due anni di serie C formativi senza dubbio”.

Calcio e studio sempre a braccetto, anni sempre da incorniciare. “In tutte queste mie avventure nel calcio la Scuola è sempre stata un punto di riferimento, per due motivi essenziali: in primo luogo perché ero bravo a Scuola e poi perché i miei genitori, entrambi professori di Italiano e Storia, erano certamente uno stimolo quotidiano. Ma non c’era granché bisogno, anche se da ragazzo pensi a tante cose quando giochi al calcio. Debbo dire che ho fatto sacrifici che ritrovo nel mio bagaglio culturale e che mi gratificano. Fino al terzo anno di Ragioneria ho frequentato la Scuola a Roma. Poi ho fatto metà stagione a Viterbo e quindi l’altra metà a Fermo per il quarto Superiore. Al quinto anno di Ragioneria, l’anno della Maturità, sono tornato a studiare a Roma per espressa volontà dei miei genitori e facevo Sora-Roma-Sora tutti i giorni. Acquisita la maturità, mi sono iscritto a Lettere e Filosofia. Un aneddoto: iscrivermi all’Università fu la condizione necessaria per proseguire a giocare, voluta dai miei genitori. La Facoltà mi piaceva, posso dire solo grazie ai miei. Vivevo a Sora e viaggiavo per frequentare le aule universitarie per un anno intero”.

Poi arrivo il momento di dire stop al calcio giocato. E anche questo che non è affatto un dettaglio conferma il senso di responsabilità di Massimiliano: “Ho smesso in primo luogo perché per fare uno step successivo devi avere delle doti mentali e non solo tecniche. Quel sogno se devi inseguirlo, devi spingere bene in ogni momento della tua giornata. E poi ci si mise di mezzo anche un pizzico di sfortuna perché mi feci male al piede, sono stato fermo 6 mesi. Ho iniziato a scendere di categoria. All’epoca quando scendevi era complicato risalire se non c’era qualcuno che davvero credeva in te. Il Sora mi mandò alla Lupa Frascati in D e poi in Eccellenza a Velletri, al Roma VIII. Quando arrivai a 23-24 anni decisi di dedicarmi completamente allo studio e mi laureai in Lettere e Filosofia, successivamente specializzato in Italianistica e Comunicazione”.

Arrivano i primi passi nel mondo del calcio: “Eh sì, il passo successivo fu quello di collaborare con il Corriere Laziale. Conobbi l’allora editore Corbi. Avviai un percorso di 2 anni da pubblicista, come hanno iniziato tutti i giornalisti sportivi. Diventai pubblicista praticamente in parallelo con la laurea triennale di Dottore in Lettere. Poi lasciai il Corriere Laziale iniziando un’altra tappa fondamentale: il lavoro in tv a Rete Oro. Allo stesso tempo mi iscrissi alla Specialistica. A Rete Oro conducevo il tg sportivo dal lunedi al venerdi, il sabato e la domenica mi occupavo della trasmissione Sport in Oro sul calcio dilettantistico. Debbo ringraziare Raffaele Minichino, editore e direttore di Rete Oro, una delle persone importanti della mia vita. Dopo due anni prendo la Specializzazione, lasciai Rete Oro per spostarmi a lavorare a Radio Centro Suono Sport. Contemporaneamente iniziai a collaborare con il Frosinone”.

Il primo contratto non si… scorda mai. “Per questa bellissima esperienza che vivo ogni giorno, debbo ringraziare il presidente Maurizio Stirpe. Mi ha dato una grande opportunità e soprattutto con il primo vero contratto della mia vita lavorativa. I miei ringraziamenti proseguono con il direttore Salvatore Gualtieri che nell’ottica di una crescita del gruppo alle sue dipendenze, mi propose come Responsabile Comunicazione”.

Una bellissima famiglia sempre presente. Più che una famiglia, un monolite. “La bellezza e la fortuna di questo lavoro è che bisogna essere dinamici. E per questo ringrazio la mia famiglia a tutto tondo che mi sostengono e mi aiutano laddove putroppo manca la mia presenza fisica”.

L’ufficio Stampa del Frosinone ce lo racconta dalla sua viva voce: “Il lavoro di Responsabile dell’Ufficio Stampa presenta delle specificità e delle complessità che debbono sempre coniugarsi con la passione. Ho la fortuna di aver trovato qui nel Frosinone un’altra famiglia. Ho un carattere espansivo, gioviale ma qui mi sento davvero a mio agio. A cominciare dal rapporto con il Direttore dell’Area Tecnica, Guido Angelozzi, col quale ci confrontiamo quotidianamente su tanti aspetti non solo calcistici. Poi aggiungo l’amico Piero Doronzo, il Direttore Organizzativo. Quindi tutti i colleghi della Segreteria e dell’Amministrazione, ognuno davvero impagabile per lo spirito di collaborazione. Non da ultimi i miei colleghi dell’Ufficio Stampa e Marketing. Mi ha fatto immensamente piacere riabbracciare Manuel Pasquini dopo 2 stagioni di distacco, non posso certo dimenticare il match manager Federico Casinelli con il quale condivido praticamente sette giorni su sette e migliaia di chilometri in giro per l’Italia. Rapporto bellissimi e soprattutto di fiducia reciproca con i colleghi del Marketing. E poi se con Casinelli condivido migliaia di chilometri, con Giovanni Lanzi condividiamo praticamente tutto anche al di fuori del mondo del lavoro. E se lui lo permette, una menzione particolare al mio ‘intervistatore’ è obbligata e doverosa”.

Davanti a Massimiliano c’è un orizzonte. Lui lo descrive. “Partiamo dal presupposto che mi piace il lavoro che faccio. E’ diverso il ruolo di giornalista da quello che si svolge nella Comunicazione di in Club che è tra i primi 25 in Italia. La mia aspirazione? Quella di continuare il mio percorso di crescita nel Frosinone, magari nella serie superiore. E il sogno nel cassetto è quello di crescere ancora e ricoprire un ruolo di dirigente sportivo anche a livello Istituzionale. Sarebbe davvero come toccare il cielo con un dito e perché no, se mi posso permettere, anche un bel riconoscimento per tutto il percorso che ha unito le esperienze nel calcio e nello studio”.

Gio.Lan.

 

 

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